Basta speculare sulla salute dei cittadini, bonificare area dell’ex Legnochimica a Rende

Di bonifica si parla dal 2008, quando si aprì la conferenza dei servizi, i risultati sono sotto gli occhi di tutti: nessuno.

Un fenomeno che si ripete ogni estate: gli incendi all’ex Legnochimica. Siamo in piena emergenza ambientale da anni.

Potremmo fare una scommessa e, purtroppo, essere certi di vincerla ogni anno, d’estate: gli incendi nello stabilimento dell’ex Legnochimica, in contrada Lecco, nella zona industriale di Rende. Un fenomeno che si ripete ciclicamente, soprattutto con l’arrivo delle temperature estive. L’ultimo in ordine di tempo pochi giorni fa, giovedì per l’esattezza, incendio a cui ha fatto seguito una ordinanza, emessa in via precauzionale dall’attuale sindaco di Rende, Marcello Manna che prevede il divieto, di esposizione ai fumi di alimenti ed indumenti; di raccogliere e consumare prodotti ortofrutticoli coltivati ed esposti alle esalazioni, così come il pascolo di animali nella zona. Nell’ordinanza si raccomanda anche che i prodotti agricoli coltivati nei terreni al di fuori dell’area, ma in zone immediatamente prospicienti, prima di essere consumati siano accuratamente lavati con acqua corrente.

Siamo in piena emergenza ambientale e lo siamo da anni.

Ad andare a fuoco, per autocombustione, sono i laghi, le vasche, dell’ex Legnochimica che “bruciano” anche in assenza di fiamme sollevando fumi e miasmi.
Di bonifica si parla dal 2008, quando si aprì la conferenza dei servizi, i risultati sono sotto gli occhi di tutti: nessuno. Nel 2011 furono sequestrati, da parte della Procura, circa sette ettari dell’area, con particolare attenzione ai laghi, usati per la decantazione delle acque utilizzate nella produzione di acido tannico e pannelli di fibre di legno attiva nel sito fino al 2002. Nel novembre 2015 gli uomini del Nipaf del Corpo forestale dello Stato avevano sequestrato il sito per un’estensione di 90mila metri quadrati e ipotizzato un forte inquinamento di metalli pesanti nelle falde acquifere. Sempre nel 2015 l’autocombustione dei laghi della ex Legnochimica fece scattare nuovamente l’allarme per i rischi della salute per la popolazione
Ma la bonifica non è mai partita.
Nessun intervento in tal senso è stato messo in atto, né dalla politica, né dall’amministrazione pubblica, né dai privati. A farne le spese, come sempre, gli inermi cittadini costretti a subire i fumi inquinanti di quella che è stata definita “La terra dei fuochi calabrese”.
Come Verdi Calabria, chiediamo a gran voce che si metta finalmente mano a un piano di bonifica, che la politica e le istituzioni tutte scendano in campo al fianco dei cittadini per consentire loro di vivere, finalmente, in un ambiente non inquinato da fumi chimici.

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