Caro Padoan, ecco una manovra che tutela l’ambiente

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Pier Carlo Padoan, Italy's finance minister, speaks during a panel discussion on the topic of "Italy Now and Next" in London, U.K., on Wednesday, March 29, 2017. Brexit "generates costs, but also opportunities," as countries "are changing the policy landscape in a dramatic way," Padoan said at the event. Photographer: Chris Ratcliffe/Bloomberg via Getty Images

L’Europa ha chiesto all’Italia una manovra correttiva del DEF (Documento Economico e Finanziario) di 3,4 miliardi di euro. È tristemente noto che, quando si devono effettuare questo tipo di operazioni, inizia quella che si può chiamare una vera operazione di “sfoltimento”: tagli un po’ ovunque, dalla cultura al welfare, in modo tale da rientrare nei conti, ma inevitabilmente togliendo qua e là risorse pubbliche ai cittadini.

Eppure esiste un modo per evitare la politica del taglio indiscriminato. C’era una volta la Conferenza di Rio del 2012. L’Italia aveva preso tanti impegni per fronteggiare i cambiamenti climatici: un classico “all’italiana”: nessuna norma in questione è mai stata approvata, né tantomeno applicata, con la scusa di aspettare la legislazione europea sulla tassazione dei prodotti energetici che non ha mai visto la luce.

Eppure non succede ovunque la stessa cosa: in alcuni stati d’Europa la cosiddetta Carbon Tax è già una realtà.

La Carbon Tax
Citare la Svezia è quasi scontato, il suo virtuosismo ecologista è ben noto: lì il valore della Carbon Tax è attualmente di 136 $/t , che tende alla riduzione del 22% in 20 anni delle emissioni. Senza allontanarci troppo troviamo anche l’esempio della Finlandia dove la tassa si traduce in 20 euro per tonnellata di CO2 emessa e si tiene conto dei conseguenti effetti negativi che si ripercuotono sulla salute a causa dell’uso di carburanti fossili. Avvicinandoci un po’ geograficamente vediamo che anche i Paesi Bassihanno le aliquote fiscali calcolate sia sul contenuto di energia, che sugli effetti delle emissioni. Anche la Norvegia, la Danimarca, l’Irlanda e la Svizzera hanno adottato similipolitiche di responsabilità economica e ambientale.

Conti alla mano 8 miliardi disponibili
Il Kyoto Club ha fatto una stima dei dati secondo i quali la penalizzazione dell’impiego dei fossili in una logica di neutralità fiscale, varrebbe 8 miliardi di euro, ovvero più del doppio delle risorse necessarie per la manovra richiesta dall’Europa. Secondo questo studio questi famosi 8 miliardi deriverebbero da una tassazione a livello iniziale di 20 euro per tonnellata. Come si traduce tutto questo nelle tasche degli italiani? Innanzitutto basti pensare che le bollette potrebbero essere ridotte del 10%, ma oltretutto ci sarebbe anche la possibilità di dare nuovi fondi per incentivare le energie rinnovabili e sistemi di storage, attraverso un nuovo Conto Energia e dare incentivi al retrofit, alle colonnine di ricarica e alle auto elettriche. Questo è un altro punto dolente: attualmente la mobilità elettrica è ferma al palo, ma con l’investimento di queste risorse si potrebbe arrivare a mezzo milione di veicoli su strada in soli cinque anni.

16 miliardi dai sussidi dannosi per l’ambiente.
Un altro dato su cui bisogna riflettere tristemente è che non soltanto il Governo non ha dato alcun tipo di seguito a quanto stabilito a Rio nel 2012 e alla COP 21 di Parigi, ma ha persino erogato dei sussidi a realtà che sono profondamente dannose per l’ambiente. Solo nel 2016 l’Italia infatti ha versato sussidi che producono danni per l’ambiente per una cifra pari a 16 miliardi di euro. Questa scoperta non arriva da un’inchiesta ad opera di qualche volenterosa ONG, bensì dallo stesso Ministero dell’Ambiente con un documento che ha l’eloquente titolo “Catalogo dei Sussidi Ambientali Favorevoli e dei Sussidi Ambientali Dannosi 2016”.

Andando ad analizzare le ricerche dei tecnici del Ministero si è scoperto che nell’insieme delle misure approvate dal nostro paese solo 9 di questi provvedimenti hanno un impatto incerto o nullo per l’ambiente. I restanti 32 si dividono tra favorevoli e dannosi.

A beneficiare dei sussidi dannosi sono principalmente le fonti energetiche fossili e ne incassano circa 11.5 miliardi, pari al 69 %. In realtà la lista sarebbe ancora molto lunga: possiamo citare anche l’accisa sull’energia elettrica prodotta da impianti di massificazione o sui carburanti utilizzati dalle forze armate, ma anche le quote di emissioni gratuite assegnate con l’European Trading Scheme o il meccanismo di incentivazione dell’energia prodotta da fonti assimilate (le cosiddette “ecoballe”).

2 miliardi da rendite e privilegi
Sarebbe possibile risparmiare altri 2 miliardi se solo il Governo avesse il coraggio di cancellare delle rendite e privilegi che ad oggi non sono più ammissibili. Tra i beneficiari di tali privilegi troviamo i gestori di cave o acque sorgive, concessioni balneari, estrazioni di petrolio e gas. Questi due miliardi sarebbero reperibili a partire dall’anno 2017.

5,5 miliardi dal taglio alle spese militari
Altre cinque misure andrebbero a far risparmiare la finanza pubblica una cifra pari a 5,5 miliardi di euro, andando a ridurre le spese militari. In questi cinque passaggi ci sono: la riduzione del livello degli effettivi delle Forze Armate a 150.000 unità e un riequilibrio interno tra ufficiali e sottufficiali; il dimezzamento degli investimenti in nuovi Programmi di Armamento iscritti al Ministero per lo Sviluppo Economico; il congelamento dei nuovi contratti di acquisizione dei cacciabombardieri previsti per il 2017, in attesa che il Governo attui l’indicazione del Parlamento che ne ha deciso il dimezzamento; il ritiro delle missioni militari all’estero di chiara valenza aggressiva e l’unificazione delle Forze dell’Ordine.

Una parte delle risorse risparmiate (pari a 488,9 milioni di euro) potrebbero essere utilizzate per finanziare politiche di pace e di cooperazione internazionale attraverso il potenziamento dell’Agenzia Italian per la Cooperazione e lo Sviluppo, ma anche con l’adeguamento delle risorse per il Servizio Civile Universale per consentirne un ampliamento ed un’ulteriore qualificazione degli avvii di volontari. Un’altra operazione potrebbe essere l’implementazione dei Corpi Civili di Pace e la creazione di un Istituto per la Pace ed il Disarmo. A tutto questo si può aggiungere la riconversione a fini civili dell’industria a produzione militare e di 10 servitù militari.

In queste proposte che vi ho elencato e che, come Verdi, vogliamo presentare al Ministro per l’Economia Pier Carlo Padoan ci sarebbe un bel risparmio di 31.5 miliardi di euro a fronte dei 3.4 richiesti dall’UE. Lo stesso Ministro Padoan ha annunciato che, insieme al DEF, verrà presentato anche un Piano di investimenti fino al 2030. Senza queste misure elencate prima è legittimo chiedersi quali tipologie di investimenti verranno fatte, ma soprattutto quali risorse saranno impiegate?

28 miliardi disponibili per gli investimenti
Attraverso tutte le proposte sopracitate al netto della correzione chiesta dall’Unione Europea, resterebbero più di 28 miliardi che si possono investire per un futuro sostenibile, per i giovani e per il clima. Sono risorse che andrebbero investite per dare posto di lavoro e pensare al futuro dei giovani attraverso innovazione, ricerca, difesa del suolo.

Tutto questo si può tradurre con la creazione di un nuovo programma di ricerca pubblica sullo sviluppo di beni e servizi “verdi”, la diffusione e applicazione delle tecnologie dell’informazione e della comunicazione , la produzione di beni e servizi legati alla salute e al Welfare.

Mai come ora è necessario rilanciare un’occupazione di qualità, che potrebbe avvenire con l’assunzione di 25.000 dipendenti pubblici nel settore Hi-Tech e della ricerca. Con 5 milioni di euro si potrebbero stabilizzare i precari della pubblica amministrazione e con altri 10 milioni ridurre gli orari lavorativi.

Sostegno al reddito
11 miliardi di questi 27 potrebbero essere investiti per la sperimentazione strutturale di sostegno al reddito, volto a consentire una vita dignitosa a chi non è entrato nel mercato del lavoro, a chi ne è uscito prematuramente o a chi ne fa parte, ma non gode di un reddito sufficiente. In questo provvedimento rientrerebbe una fascia di un milione e mezzo di persone anche tra disoccupati che non godono di altri ammortizzatori sociali, inoccupati, lavoratori precariamente occupati, sottoccupati, soggetti riconosciuti inabili al lavoro, Neet, Working Poor. L’ammontare individuale di questo beneficio del reddito garantito sarebbe di 7200 euro, ovvero 600 euro al mese.

Tutela del suolo, rinnovabili, mobilità sostenibile
Altre risorse potrebbero essere destinate alla tutela del suolo e all’incentivazione di forme di energia e mobilità sostenibile, ad esempio attraverso l’aggiunta di 3.7 GW di potenza attraverso fonti rinnovabili, la realizzazione di una mobilità sostenibile potenziando le infrastrutture esistenti sia a livello nazionale, che locale, ed incentivando l’acquisto di auto elettriche, lo Storage ed il Retrofit. Ci sono fondi disponibili anche per far fronte all’emergenza sismica, un piano straordinario contro il dissesto del suolo e per l’attuazione di una Strategia nazionale della biodiversità.

Insieme per la rivoluzione ecologica
Insomma noi crediamo che sia arrivato il momento di proporre ed attuare una Manovra diversa, che recuperi risorse dalle obsolete tecnologie fossili e ne investa una parte per l’occupazione, la modernità e l’innovazione. Ma alcuni segnali ci indicano che così non sarà.

Per questo è urgente un cambio di rotta, riunendo anche in Italia tutte le forze che credono che la rivoluzione ecologica e l’occupazione siano strettamente legate. Una scelta fondamentale per il futuro, per i giovani e per il clima.

[ Questo articolo è uscito su Huffington Post ]

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