Le 100 compagnie che causano il 71% delle emissioni industriali di CO2

Sono in poche, ma inquinano per (quasi) tutti: sono solo in 100 le compagnie responsabili delle emissioni industriali per oltre il 70% di anidride carbonica
Emissioni industriali

Sono in poche, ma inquinano per (quasi) tutti: sono solo in 100 le compagnie responsabili delle emissioni industriali per oltre il 70% di anidride carbonica.

La riduzione delle emissioni industriali e civili di anidride carbonica è stato un tema per l’accordo di Kyoto e poi per la COP 21 di Parigi: questo tipo di inquinamento è la principale causa del surriscaldamento globale. Senza dover tornare ancora una volta sulle devastanti conseguenze del progressivo aumentare delle temperature in tutto il mondo, bisogna pensare di fatto a come ridurre drasticamente le emissioni inutili di CO2 per cercare di limitare i danni di un cambiamento climatico che è già in essere da qualche anno. I dati forniti dall’associazione ambientalista britannica Carbon Disclosure Project (CDP) attraverso lo studio “Carbon Majors Report” indica che ci sono 100 compagnie, operanti nel settori dei combustibili fossili, che da sole producono il 71% delle emissioni di anidride carbonica industriale su scala globale a partire dal 1988 ad oggi.

I dati allarmanti sono quelli che sempre dal 1988 ad oggi (in meno di trent’anni) le emissioni di CO2 industriale hanno toccato quota 833 miliardi di tonnellate, contro gli 820 miliardi rilasciati nei 237 anni precedenti (ovvero dalla Rivoluzione Industriale al 1987). Tra queste 100 compagnie, in 25 da sole producono il 51% di emissioni. Sempre in base ai dati, tra le 100 compagnie responsabili di 635 miliardi di tonnellate di CO2, il 32% è di proprietà di investitori pubblici, il 9% di privati e il 52% è di proprietà statale. All’interno dell’ elenco delle compagnie più inquinanti in mano a investitori si possono trovare ExxonMobil, Shell, BP, Chevron, Peabody, Total, e BHP Billiton. Fra quelle appartenenti ad enti statali invece compaiono Saudi Aramco, Gazprom, National Iranian Oil, Coal India, Pemex e CNPC (PetroChina).

Cosa succederà in Italia se non si riducono le emissioni industriali di gas serra?

L’organizzazione indipendente composta da scienziati e giornalisti, Climate Central,  ha creato una mappa online (consultabile qui) nella quale vengono presentate le simulazioni di come cambieranno le temperature estive in tutte le grandi città del mondo, incluse quelle italiane. Il nostro paese potrà subire da oggi al 2100 un aumento delle temperature medie durante il periodo estivo di circa 5-7 gradi: a Roma e Milano si potrebbe passare rispettivamente da 27 e 25,2 gradi a una temperatura media estiva di 32,6 gradi, come Port Said in Egitto. Con un controllo moderato delle emissioni si potrà arrivare ad una media di 30 gradi in estate, molto simili alle condizioni attuali del nord-africa e della Spagna.

Quali le possibili soluzioni?

Occorre subito mitigare le emissioni in agricoltura e quelle industriali e domestiche e fissare un Piano energetico nazionale che punti al 100% di energie alternative con investimenti in rinnovabili ed efficienza energetica, con obiettivi vincolanti di riduzione di CO2 e con il progressivo abbandono delle fonti fossili. Inoltre è necessario puntare al divieto di circolazione dei motori diesel e benzina a partire dal 2030.

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