La COP23 di Bonn per rendere operativi gli Accordi di Parigi, nonostante Trump

Al via la COP23 di Bonn, la prima Conferenza sul Clima dopo la decisione di Donald Trump di ritirarsi dagli Accordi di Parigi
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Si apre oggi 6 novembre 2017 la COP23 di Bonn, in Germania, la Conferenza Mondiale sul Clima delle Nazioni Unite, organizzata per l’appunto dallo United Nations Framework Convention on Climate Change , l’obiettivo è ben preciso: “prevenire pericolose interferenze antropiche con il sistema climatico”, come ad esempio il riscaldamento globale. La rilevanza dell’argomento è sempre più urgente, sempre di più assistiamo alle conseguenze devastanti che l’innalzamento delle temperature a livello mondiale sta causando (come vi avevamo già raccontato qui) e gli Accordi di Parigi del 2015 si dovrà operare affinché la temperatura media globale sulla superficie delle terre emerse e degli oceani, alla fine del secolo, non superi di 2 gradi centigradi quella pre-industriale. L’obiettivo di questa conferenza organizzata a Bonn è quella di iniziare a costruire soluzioni concrete a livello globale per attuare gli Accordi di Parigi ed allo stesso tempo “creare un ponte con  il lavoro fatto a Marrakech nel corso della Cop 22 e quello che sarà effettuato nel 2018 a Katowice” come ha spiegato Frank Bainimarama, primo ministro delle Fiji e presidente della COP23 di Bonn.

La scelta che a presiedere la Conferenza sia il presidente di uno stato tra i più vulnerabili e fragili rispetto al tema dei cambiamenti climatici è significativa, nonostante la location europea sia stata una scelta dovuta ad evidenti ragioni logistiche: le isole del Pacifico hanno subito più di un miliardo di dollari di danni in seguito al Ciclone Winston ed in generale si tratta di uno Stato che da molto tempo sta valutando sistemi di bilanciamento dei danni causati dalle attività antropiche sull’ambiente, in particolare concentrandosi e cercando soluzioni alla questione del riscaldamento globale e pretendendo ingenti riduzioni di emissioni dannose.

La COP23 di Bonn è la prima conferenza che vede l’assenza degli Stati Uniti dell’Epoca Trump, ma nonostante l’ombra di Washington sia sempre presente, i lavori proseguono nettamente nella direzione della riduzione delle emissioni di gas Serra e della ricerca di una soluzione per andare verso la via della sostenibilità. Un punto principale di questo nuovo incontro è quello di stabilire il “costo”, in termini di inquinanti, l’uscita degli USA e cercare di ricalcolare come il mondo piò cercare di riequilibrare le conseguenze della scelta di Trump. Ora, sulla base dei calcoli effettuati dallo stesso governo francese in vista della conferenza del 2015, la traiettoria basata sugli Indici attuali ci porterebbe a +2,7 gradi. Stima considerata perfino ottimistica da numerose ONG ambientaliste, che a più riprese hanno spiegato come si possano superare facilmente i 3 gradi, con conseguenze che possono essere devastanti (di cui vi abbiamo parlato qui).

Queste sono le premesse da cui riparte questo meeting fondamentale per la salute del pianeta, fino al 17 novembre scopriremo quali sono le misure pratiche che possono essere adottate e quali progetti si inizieranno a sviluppare anche in vista dei lavori della conferenza in Polonia del prossimo anno.

 

 

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