Emergenza climatica, Emilia-Romagna raccoglie l’appello dei Verdi

L'Emilia-Romagna è intenzionata a dichiarare lo stato di emergenza climatica, proprio come chiesto da Verdi.

Dopo la Toscana, anche la Regione guidata da Stefano Bonaccini è intenzionata a dichiarare lo stato di emergenza climatica, proprio come chiesto da Verdi.

L’ordine del giorno

Proprio oggi, la maggioranza di centrosinistra, con l’appoggio dei VERDI, ha depositato un ordine del giorno, collegato all’assestamento di bilancio in discussione in Assemblea legislativa, per impegnare la Giunta a dichiarare lo stato di emergenza climatica e ambientale e ad attivarsi perché il Governo “riveda la sua posizione e dichiari lo stato di emergenza climatica del Paese”.

Revisione dei piani regionali già approvati

In ballo c’è anche la possibile revisione dei piani regionali già approvati: dai trasporti all’urbanistica, dall’aria all’energia. Su questo, però, le intenzioni dei vari proponenti non combaciano alla perfezione. I Verdi hanno infatti chiesto alla Regione Emilia-Romagna di “predisporre entro sei mesi iniziative che vadano nella direzione della riduzione delle emissioni e dell’introduzione di energie rinnovabili per incentivare il risparmio energetico nei settori della pianificazione urbana, nella mobilità, negli edifici, nel riscaldamento e raffreddamento, sviluppando progetti di riforestazione urbana”.

Le istanze del movimento

Il movimento ecologista punta in alto, invocando “un impegno serio da parte della Regione nel cambio di rotta rispetto la possibilità che vengano sbloccate sul territorio nuove infrastrutture dedicate al trasporto su gomma, come le nuove autostrade previste nel Prit, dire basta all’estrazione di idrocarburi promuovendo la transizione energetica rinnovabile e garantire maggiori impegni rispetto agli obiettivi del Piano energetico e del Piano dell’aria, ancora lontani da essere portati a termine”.

La conferenza stampa

Conferenza stampa oggi in Regione per presentare l’ordine del giorno che dichiara l’emergenza climatica, sottoscritto dalla maggioranza (PD, sinistra italiana e dai consiglieri Silvia Prodi e Igor Taruffi), ma preparato anche su sollecitazione pubblica dei Verdi dell’Emilia Romagna che hanno contribuito alla sua stesura.
Fondamentale il passaggio – introdotto dai Verdi – che prevede espressamente la revisione della pianificazione regionale per far fronte alla emergenza climatica ed alla necessaria conversione ecologica.
Silvia Zamboni, a nome della Federazione dei Verdi dell’Emilia Romagna, ha illustrato le misure necessarie per passare dall’uso delle energie fossili a quelle rinnovabili, creando con opportuni investimenti nell’economia verde 200 mila posti di lavoro in Emilia Romagna nei prossimi anni.
Green economy, economia circolare, agricoltura biologica, trasporto ferroviario, edilizia sostenibile: ecco alcune delle scelte non più rinviabili in una regione dove ogni abitante produce in media ogni anno 9,5 tonnellate di CO2 , contro una media nazionale di 7 ed una media europea di 8.
Sottolineata la necessità di utilizzare gli attuali sussidi alle energie fossili, 12 miliardi annui a livello nazionale , per favorire invece le rinnovabili .
Anche le multiutiliy Hera ed Iren, controllate in parte dal pubblico, devono orientarsi verso le rinnovabili.
Paolo Galletti, portavoce regionale presente con Sauro Turroni alla conferenza stampa, ha sottolineato il valore positivo di una riapertura di dialogo su contenuti ecologisti, dopo tanti anni di mancanza di rapporti con il centrosinistra. Ma ha chiarito che non è scontato l’esito di questo dialogo e che una possibile alleanza per le elezioni regionali necessita di un progetto comune e di un centrosinistra profondamente rinnovato. Quindi, come ha sottolineato il segretario regionale del PD Paolo Calvano, si procederà passo dopo passo entrando nel merito dei temi oggetto del governo regionale. Rispondendo alle domande dei giornalisti Zamboni e Galletti hanno sottolineato la necessità di spostare persone e merci sul treno con vere politiche di investimento sulla rete e sul materiale rotabile, che oggi non risulta all’altezza di una delle regioni più ricche d’Europa.I verdi sono contrari al Passante di Bologna ed hanno riproposto la banalizzazione delle corsie autostradali nel tracciato bolognese, concludendo pero’ che se non si porteranno passeggeri e merci sui treni rendendoli affidabili e confortevoli la richiesta di nuove strade non potrà che continuare.
Un dialogo comunque si è riaperto . Si vedrà ,passo dopo passo se sarà positivo o meno.

Qui di seguito l’odg presentato

Ordine del giorno all’oggetto 8529

L’Assemblea Legislativa dell’Emilia-Romagna

Premesso che

la concentrazione di CO2 in atmosfera, causa prima dei cambiamenti climatici, ha raggiunto 415 parti per milione, il più elevato livello mai registrato;

occorre ridurre drasticamente i gas serra prodotti dall’attività umana abbandonando l’uso delle energie fossili per quelle rinnovabili e incrementando l’efficienza energetica;

i profondi mutamenti climatici e la crisi ambientale rappresentano un’emergenza primaria e vitale per la possibilità stessa di esistenza degli esseri umani sul pianeta e stanno mettendo a rischio l’ecosistema terrestre;

al ritmo attuale di emissioni climalteranti in atmosfera entro il 2050 la temperatura media globale rischia di superare la soglia massima 1,5 – 2 gradi centigradi fissata negli Accordi sul Clima di Parigi del 2015, con la conseguenza di provocare lo scioglimento del permafrost, l’innalzamento di mari e oceani, la scomparsa di vaste zone costiere, la propagazione di malattie infettive, l’insorgere di nuove patologie, nonché danni eco-sistemici a foreste e zone umide, l’aumento della desertificazione e la riduzione dell’acqua potabile a disposizione;

in Emilia-Romagna assistiamo ad eventi meteo sempre più estremi e frequenti, che vanno dai nubifragi e violente grandinate di sabato 22 giugno alle ondate di calore torrido insostenibile degli ultimi giorni, con l’ozono che registra concentrazioni pericolose per la salute;

questi eventi meteo estremi che derivano dai cambiamenti climatici in atto hanno causato e causano danni alla salute, al sistema idrogeologico, all’agricoltura e in generale all’economia, alle abitazioni, ai beni di proprietà delle persone come ad esempio le auto;

Dato atto che

l’IPCC – Intergovernmental Panel on Climate Change, la task force di scienziati di 196 Paesi che studia i cambiamenti climatici per conto dell’ONU – in un rapporto uscito ad ottobre 2018 ha ammonito i governi che abbiamo undici anni di tempo per invertire la rotta con azioni concrete ed immediate dopo di che si arriverebbe ad un punto di non ritorno;

la conferenza sul clima di Katowice (COP24) del dicembre 2018 ha segnato risultati non del tutto positivi e in questo quadro la prossima conferenza sul clima convocata dall’Onu che si svolgerà a New York il prossimo settembre 2019 rappresenta un’occasione decisiva per un’assunzione di responsabilità da parte della comunità internazionale;

il Piano Nazionale Integrato per il Clima e l’Energia (PNIEC) presentato dal GovernoItaliano non contiene misure adeguate a combattere il fenomeno;

l’obiettivo delle varie iniziative in campo a livello mondiale puntano a dimezzare leemissioni globali di anidride carbonica (CO2 eq) entro il 2030 per azzerarle al 2050.

Sottolineato che

le misure per mitigare la crisi climatica, benché drastiche e impegnative, sono tecnicamente fattibili ed economicamente gestibili e convenienti, in quanto aprono la strada a nuove opportunità imprenditoriali e occupazionali;

la Regione Emilia-Romagna si è già attivata con una serie di piani di settore, quali il Piano Aria Integrato Regionale (PAIR), il Piano energetico regionale (PER), il Piano Regionale Integrato dei Trasporti (PRIT) e la “Strategia unitaria di mitigazione e adattamento per i cambiamenti climatici”, passibili di ulteriori modifiche per migliorarne l’efficacia; in particolare:

1) L’Assemblea legislativa ha adottato il nuovo piano Piano Regionale Integrato dei Trasporti (PRIT) che costituisce il principale strumento di pianificazione dei trasporti della Regione;

2) Il Piano energetico regionale (PER) – approvato con Delibera dell’Assemblea legislativa n. 111 del 1°marzo 2017 – fissa la strategia e gli obiettivi della Regione Emilia-Romagna per clima e energia fino al 2030 in materia di rafforzamento dell’economia verde, di risparmio ed efficienza energetica, di sviluppo di energie rinnovabili, di interventi su trasporti, ricerca, innovazione e formazione facendo propri gli obiettivi europei al 2020, 2030 e 2050 in materia di clima ed energia come driver di sviluppo dell’economia regionale. Diventano pertanto strategici per la Regione: la riduzione delle emissioni climalteranti del 20% al 2020 e del 40% al 2030 rispetto ai livelli del 1990; l’incremento al 20% al 2020 e al 27% al 2030 della quota di copertura dei consumi attraverso l’impiego di fonti rinnovabili; l’incremento dell’efficienza energetica al 20% al 2020 e al 27% al 2030, obiettivi che possono essere ulteriormente incrementati come contributo della Regione a migliorare l’efficacia dei provvedimenti presi;

3) con deliberazione n. 115 dell’11 aprile 2017 l’Assemblea Legislativa ha approvato il Piano Aria Integrato Regionale (PAIR2020) che ha quale orizzonte temporale strategico di riferimento il 2020 e prevede 94 misure per il risanamento della qualità dell’aria, all’insegna dell’integrazione dell’azione fra più settori che contribuiscono all’inquinamento atmosferico e alla concertazione con vari livelli di governo (locale, regionale, nazionale) e di bacino padano. Agendo su sei ambiti di intervento (la gestione sostenibile delle città, la mobilità di persone e merci, il risparmio energetico e la riqualificazione energetica, le attività produttive, l’agricoltura, gli acquisti verdi della pubblica amministrazione) il piano ha l’obiettivo di ridurre le emissioni, rispetto al 2010, del 47% per le polveri sottili (PM10), del 36% per gli ossidi di azoto, del 27% per ammoniaca e composti organici volatili, del 7% per il biossido di zolfo e di conseguenza portare la popolazione esposta al rischio di superamento del valore limite giornaliero di PM10 dal 64% del 2010 all’1% nel 2020.

Ricordato che

il 15 marzo 2019 i giovani e gli studenti di tutto il mondo hanno dato vita a iniziative di massa e pacifiche per chiedere ai rispettivi capi di Stato un impegno più forte contro i cambiamenti climatici;

a New York, Bruxelles, Sydney, Barcellona, Berlino, Parigi, Mosca, Milano e oltre 100 città italiane i giovani si sono mobilitati per chiedere di prevenire il riscaldamento globale e il cambiamento climatico;

le manifestazioni si sono ripetute anche successivamente e diverse iniziative si sono tenute in centinaia di città con cadenza settimanale di venerdì, costituendo il movimento internazionale di protesta noto anche come Fridays for Future che ha trovato come punto di riferimento la studentessa svedese Greta Thunberg che organizzò un’azione di protesta durante l’agosto 2018;

un nuovo sciopero è stato indetto per il 27 settembre 2019, con l’intento di espandersi al di là della partecipazione giovanile e che dovrebbe essere seguito da una settimana di azione globale.

Ritenuto che

serva una svolta radicale a 180 gradi per affrontare la più grave minaccia per il nostro pianeta e che occorra una drastica riduzione delle emissioni di gas serra, comprese quelle gravemente inquinanti derivanti dagli allevamenti animali intensivi;

sia urgente una strategia nazionale e un piano di azione che, anche attraverso adeguate politiche industriali e fiscali, acceleri la transizione verso un modello di economia circolare basato sul risparmio, sulla progressiva riconversione energetica, su una corretta gestione della filiera alimentare e delle varie filiere produttive, oltre che del ciclo dei rifiuti;

sia necessaria la presa d’atto della situazione attraverso il riconoscimento dello stato di emergenza climatica che attraversa il pianeta.

Considerato inoltre che

alcuni Stati – tra cui Scozia, Galles, Irlanda, Regno Unito, Canada- hanno recentemente approvato mozioni per dichiarare l’emergenza climatica;

la Regione Toscana ha approvato una risoluzione che va in tale direzione;

durante la seduta del 5 giugno il Senato ha approvato una mozione per contrastare il cambiamento climatico, ma ha respinto la richiesta di dichiarare lo stato di emergenza climatica.

Accoglie

le istanze poste dal mondo ecologista, nello scorso mese di giugno, che sollecitavano l’impegno della Regione Emilia-Romagna a dichiarare l’emergenza climatica, con una particolare attenzione alla conversione ecologica della nostra società, dando impulso all’economia verde e circolare, all’uso delle fonti rinnovabili al posto dei combustibili fossili, all’efficienza energetica, all’agricoltura biologica, alla riqualificazione energetica di edifici pubblici e privati.

Impegna la Giunta

a dichiarare lo stato di emergenza climatica e ambientale intesa non come attribuzione di poteri giuridici eccezionali, ma come assunzione di consapevolezza e responsabilità politica, coordinando e rafforzando ulteriormente le politiche, azioni e iniziative volte al contrasto del cambiamento climatico, da considerare una priorità trasversale ai propri piani e programmi, alle politiche economiche e agli accordi da perseguire;

ad attivarsi, affinché il governo riveda la sua posizione e dichiari lo stato di emergenza ambientale e climatica del Paese, riconoscendo così l’esigenza di porre in essere tutte le azioni necessarie e non rinviabili volte a non compromettere il futuro delle nuove generazioni.

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