Francia: entro il 2040 l’addio al petrolio, “i cambiamenti climatici non conoscono confini”

La Francia dice stop alle ricerche e concessioni di petrolio sul suo territorio a partire dal 2040. Il Ministro per la Transizione Ecologica afferma" i cambiamenti climatici non hanno confine, c'è poco tempo per cambiare direzione"
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Ancora un passo importante della Francia verso un utilizzo delle risorse più ecologico. Il Parlamento francese infatti lo scorso 4 ottobre ha votato una legge che ha bloccato le concessioni per le ricerche di petrolio e per le trivellazioni su tutto il territorio europeo, ma soprattutto quelle già in essere non saranno più rinnovate a partire dal 2040. Il Ministro per la Transizione Ecologica Nicholas Hulot ha dichiarato all’inizio del dibattito per l’approvazione di questa legge: “I cambiamenti climatici non conoscono frontiere geografiche e non possono sottostare ai meccanismi della politica perché c’è poco tempo per invertire la tendenza”.

Questo progetto di legge “è una parte delle nostre risposte verso chi, ad esempio gli Stati Uniti, vogliono far naufragare gli Accordi di Parigi”. Dopo il Costa Rica la Francia vuole essere pioniere su scala globale di questo cambiamento, anche se essa non è mai stata considerata uno dei grandi produttori di petrolio: 815.000 tonnellate di petrolio prodotte per anno. Questa cifra rappresenta essenzialmente solo l’1% del fabbisogno annuo da parte delle Francia, che in queste dimensioni riesce a coprire una porzione di territorio pari al bacino di Parigi e l’Aquitania.

Hulot però, personaggio di spicco e per a prima volta Ministro, ha interrotto il circolo vizioso incrociato tra gli oppositori e chi desidera che questa strada si allunghi prendendo la direzione di effettuare scelte sostanziali in merito di energia.
Se questo è un lato positivo, possiamo dire che all’interno dei lavori svolti dal Parlamento francese, proprio in seno al dibattito sulle concessioni delle ricerche di petrolio c’era nell’aria anche una proposta di legge da parte dei Socialisti e di Insoummis che prevedeva la progressiva dismissione dell’utilizzo di combustibili fossili per ricavare energia. Tuttavia, considerata l’estrema delicatezza della questione e la prudenza, per alcuni quasi eccessiva e “oscurantista” da parte di En Marche, la discussione di questo argomento è stata rinviata “più avanti”, nel momento in cui verrà affrontato un ulteriore dibattito sulla gestione pluriennale delle risorse energetiche.

Da un altro lato ci sono i lavoratori che operano nel settore petrolifero d’oltralpe di cui 1500 sono dipendenti diretti e 4000 indiretti, ovvero che lavorano nella trasformazione: su questo punto il Governo rassicura sul fatto che non ci saranno licenziamenti brutali e che “c’è ancora molto tempo che servirà alle imprese e ai lavoratori per convertire le imprese e costruire qualcosa di nuovo non lasciando nessuno indietro. ”

Su un fronte ulteriore troviamo gli “interessati”, ovvero tutta quella parte che costituisce il gruppo di pressione sul mondo del petrolio. Se il grido è “se non possiamo cercare petrolio in Francia, lo faremo altrove”, il Ministro francese è perentorio nel rispondere che “ci potranno essere possibilità di compromesso, ma non cederemo mai e non ci faremo forzare dalle lobby”.

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