G7 ambiente: la green economy è una risorsa per tutti, ma non per Trump

Volendo fare un bilancio di questo G7 ambiente c'è stata la conferma di una tendenza in crescita a considerare la Green Economy come un fattore importante per l'economia mondiale
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Volendo fare un bilancio di questo G7 ambiente c’è stata la conferma di una tendenza in crescita a considerare la Green Economy come un fattore importante per l’economia mondiale

Il G7 ambiente ha portato ancora una volta il tema dell’ecologia al centro delle discussioni e dei tavoli a cui siedono potenze mondiali, che tra le loro carte hanno certamente quella di poter fare qualcosa per la salute delle persone e del nostro pianeta in primis.

Questi due giorni che hanno portato Bologna ad essere la capitale dell’ambiente, hanno visto molti confronti, di cui uno molto critico soprattutto riguardo alle decisioni sconsiderate che Donald Trump sta prendendo in materia di clima. Gli Stati Uniti restano irremovibili: vogliono rinegoziare l’accordo di Parigi.

E comunque, vanno avanti da soli riducendo i gas serra a modo loro, fuori da quell’intesa contro il riscaldamento del Pianeta raggiunta nel 2015 da quasi tutti i Paesi del mondo.

E se siamo tutti d’accordo nel pensare che gli accordi presi dalla COP 21 sono irreversibili, bisogna pensare anche al perché: un trattato ha possibilità di recesso, ma in questo caso è il nostro pianeta che non può sopportare certe politiche passatiste.

Da questo G7 ambiente possiamo notare come a (troppo) piccoli passi si sta riconoscendo la Green Economy come un fattore rilevante ed in crescita in tutte le economie mondiali.

Lo ha fatto notare la ministra dell’Ambiente canadese, Catherine McKenna, all’apertura dei lavori affermando che l’Accordo di Parigi: “ha dato un segnale ai mercati, che riconoscono le opportunità economiche offerte dalla crescita verde pulita.

L’Accordo è un buon accordo, e il Canada è impegnato a rispettarlo e a collaborare con altri Paesi per attuarlo” e prosegue “In Canada capiamo che il riscaldamento c’è ed è colpa nostra – ha detto la ministra -. L’isola Prince Edward è stata inondata da un innalzamento del mare di 43 centimetri”. McKenna si è detta “orgogliosa come cattolica dell’enciclica Laudato sì. Il papa è una guida per tutti noi”.

Il ministro giapponese, Koichi Yamamoto, ha detto che “i disastri naturali recenti mostrano l’importanza dell’Agenda 2030 dell’Onu, implementata dall’Accordo di Parigi. Dobbiamo essere coesi come G7, dobbiamo dare un segnale di collaborazione”.

Questo spirito da “e vissero per sempre felici, (green) e contenti”, dato dalla ratificazione di un accordo  di cui tre sono i principali temi di discussione: rifiuti in mare (marine litter), riciclo ed economia circolare, tassazione ambientale ed eliminazione dei sussidi dannosi all’ambiente,  è stato parzialmente smorzato dall’accettazione “con riserva” da parte degli Usa.

E infatti nonostante l’unanimità, nella dicharazione finale c’è una postilla in cui cui gli Usa dicono che non aderiscono alla sezione del comunicato sul clima e le banche per lo sviluppo.

Letteralmente si può leggere ciò: “Noi gli Stati Uniti d’America continuiamo a dimostrare attraverso l’azione, avendo ridotto la nostra impronta di CO2, come dimostrato dal raggiungimento a livello nazionale dei livelli di CO2 pre-1994. Gli Stati Uniti continueranno a impegnarsi con i partner internazionali chiave in un modo che sia coerente con le nostre priorità nazionali, preservando sia una forte economia che un ambiente salubre.

Di conseguenza, noi gli Stati Uniti non aderiamo a queste sezioni del comunicato sul clima e le MDB (banche multilaterali di sviluppo), agendo così rispetto al nostro recente annuncio di ritirarci e cessare immediatamente l’attuazione dell’Accordo di Parigi e gli impegni finanziari associati”.

Domenica 11 poi c’è stata la manifestazione (guarda quella dei Verdi a Bologna del 7 giugno), che – a parte piccolissime tensioni – si è svolta in modo del tutto pacifico.

La mattina c’è stata un’incursione innocua nella zona pedonale da parte di attivisti del WWF che hanno simulato una marcia di panda (ovviamente finti)  per una buona parte di Via Rizzoli che affaccia su Piazza Maggiore.

 

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