Incendi più distruttivi per il cambiamento climatico: inefficaci azioni di prevenzione, adattamento, mitigazione

I cambiamenti climatici tra le cause della maggiore distruttività degli incendi, dimostrazione che le misure prese fino ad oggi sono del tutto inadeguate
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I cambiamenti climatici tra le cause della maggiore distruttività degli incendi, dimostrazione che le misure prese fino ad oggi sono del tutto inadeguate

Era settembre 2007 quando si tenne la prima e unica Conferenza Nazionale sui Cambiamenti Climatici, voluta dall’allora ministro e presidente dei Verdi, Alfonso Pecoraro Scanio e fu lanciato, da scienziati di fama internazionale, l’allarme sugli effetti estremi e disastrosi che il nostro Paese avrebbe dovuto affrontare, già nei decenni immediatamente successivi, a causa del riscaldamento globale. Non soltanto aumento delle temperature ma la concomitanza di eventi che affiancati sembravano ossimori: siccità e bombe d’acqua, desertificazione e alluvioni, grandinate estive e incendi.

Senza avere il dono della veggenza, ma affidandosi a un ramo serio e disinteressato della scienza, i Verdi hanno rilanciato il “Patto per il Clima” e una serie di azioni concrete, ispirate da leggi rivendicate ancora oggi con orgoglio, per mitigare gli effetti di uno scenario disastroso e spaventoso. L’inefficace azione dei governi degli ultimi dieci anni, ha portato il Paese, in particolare il centro-sud, nella morsa delle fiamme e oltre al tristemente noto incendio nel Parco Nazionale del Vesuvio, l’elenco delle aree protette compromesse dalle fiamme è lungo: Maiella, Pollino, Sila, Gargano, Alta Murgia e ancora in tanti parchi regionali come in Maremma o in tante oasi e riserve, con il record di ettari devastati in Sicilia con oltre 13.000 ettari inceneriti. Un dramma che si ripete ogni anno, che ci trova sempre più impreparati e che va a colpire non solo la natura, con forza sempre più distruttiva, ma intere aree protette e con esse i nostri territori, il nostro turismo, la nostra agricoltura, i nostri paesaggi, la nostra economia.

Una chiave di lettura diversa del fenomeno, quella proposta da Giuseppe Di Duca, neo Responsabile Nazionale per le Aree Protette della Federazione dei Verdi, che in occasione della conferenza stampa tenuta due giorni fa alla Camera ha invitato il Governo ad aggiornare i Piani Regionali Antincendio Boschivi alla luce della zonazione climatica della Strategia Nazionale di Adattamento ai Cambiamenti Climatici e di intervenire da subito sui versanti compromessi dagli incendi per evitare vittime da dissesto idrogeologico con l’arrivo delle prime piogge. Alle solite cause, tristemente note e ripetutamente denunciate, fa insomma da grande amplificatore il cambiamento climatico. E sì, perché può sembrare banale ma se fa molto caldo e non piove per mesi, il potenziale distruttivo di ogni incendio è estremo.

Decalogo di azioni per tutelare le aree protette e tutto il territorio nazionale in considerazione delle mutate e più allarmanti condizioni favorevoli a disastri da incendi boschivi:

1) Dare più risorse ai parchi per le opere di prevenzione (la realizzazione di fasce di protezione parafuoco, la pulizia dei boschi con il duplice obiettivo di creare fasce discontinue attaccabili dalle fiamme e di produrre biomassa, ecc.) e per la manutenzione delle stesse;

2) Destinare risorse alle attività agro-silvo-pastorali biologiche, biodinamiche, di permacultura e naturali nelle aree protette, specialmente in aree limitrofe ai boschi, in quanto veri custodi dei territori, specialmente quelli di montagna;

3) Aggiornare i Piani Regionali Antincendio Boschivo sulla base delle peculiarità definite nella zonazione climatica del territorio nazionale già individuata nella Strategia Nazionale di Adattamento ai Cambiamenti Climatici;

4) Creazione di catasti comunali delle aree incendiate;

5) Potenziare i mezzi, anche con strumenti innovativi quali droni e nuove tecnologie di rilevamento per la prevenzione e per le operazioni di spegnimento;

6) Chiedere l’istituzione di un coordinamento dell’Unione Europea per le operazioni di spegnimento che sia di supporto a quelli nazionali;

7) Applicazione delle leggi già esistenti in materia di reato incendio boschivo e disastro ambientale con l’aggravante per distruzione habitat protetti e confisca dei beni ai piromani e incendiari;

8) Aggiornamento delle mappe sul dissesto idrogeologico a seguito di incendi per attuare le misure necessarie di prevenzione e mitigazione del rischio idrogeologico derivante dal danno agli apparati radicali specialmente lungo i versanti;

9) Decreti attuativi per il passaggio di competenze, strumenti e personale specializzato e trasparente e accurata nomina dei Direttori Operazioni Spegnimento antincendio boschivo;

10) Immediato intervento per il ripristino delle aree percorse da incendio con interventi mirati e specializzati in base alle tipicità e alle peculiarità di flora e fauna.

 

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