Lupi, orsi e dintorni

Non siamo nella favola di Cappuccetto Rosso e la nonnina sa come salvarsi senza ricorrere al cacciatore.
Orsi e lupi

L’annuncio del via libera della Giunta provinciale di Trento alla delibera che prevede di giustiziare orsi e lupi ritenuti pericolosi ha destato viva preoccupazione e molti interrogativi sia a livello provinciale che nazionale.
Si dice “a mali estremi estremi rimedi”, ma siamo proprio certi che quanto avviene nella nostra provincia non possa prevedere soluzioni diverse, meno estreme, più ragionevoli, più rispettose della vita di questi animali che hanno l’unica colpa di fare il loro mestiere di animali? Per prima cosa va detto che nessuna provincia, se pure autonoma, può arrogarsi il diritto di decidere l’abbattimento di grandi carnivori, come l’orso e il lupo, in quanto tutto deve passare attraverso l’Ispra, cioè l’Istituto superiore per la ricerca ambientale. Dunque la delibera di Giunta risulta quanto meno impropria e avventata, soprattutto a fronte di grandi dichiarazioni sulle possibili convivenze, sulla necessita di tutelare l’ambiente antropico e al tempo stesso consentire alla fauna selvatica di ricavarsi spazi idonei alla sopravvivenza. Sarebbe interessante sapere quanti fra i contadini e gli allevatori hanno provveduto a dotarsi di idonee recinzioni, finanziate per la gran parte dalla provincia. Quanto è stato fatto per mettere in sicurezza da possibili attacchi gli animali, quanto sia cambiata anche la tipologia di alpeggio, che si spinge verso pascoli sempre più alti. Risulta infatti che nella nostra regione, negli ultimi vent’anni, sia invalsa la prassi che ha visto prevalere un modello di pascolo brado o semi brado, senza guardiania. Si portano negli alpeggi alti le greggi e le si va a ritirare in autunno. Ogni due o tre giorni, a rotazione, si fa un controllo. Sono prevalentemente capi giovani o asciutti, non vi sono costi di foraggio, non si pagano pastori, la provincia paga i costi assicurativi dei capi perduti da predazione di lupo o orso che vengono per di più portati al macello. Si deve pensare dunque che attuare misure di prevenzione e tutela non sia conveniente? Forse sì. Come già sottolineato dalla Lac, il disegno di legge si colloca come attuazione dell’articolo 16 della direttiva numero 92/43/CEE, direttiva Habitat, che tratta di deroghe al regime di rigorosa tutela di alcune specie animali, tra cui lupo e orso. Ma a derogare possono essere solo membri dell’Unione Europea. Da quando in qua la provincia di Trento, con tutto il rispetto, è diventata uno Stato? La petizione “proteggere il lupo” ha già raccolto 45mila firme, contro le 2000 contro, a testimonianza della grande attenzione che i cittadini manifestano a difesa di un bene collettivo così importante come quello rappresentato dalla biodiversità animale e dalla salubrità di un ambiente. Mi verrebbe da dire che la Giunta farebbe bene ad occuparsi, ad investire energie e progettualità per favorire un’agricoltura biologica e biodinamica, ad occuparsi delle morti e delle malattie dispensate a piene mani, in nome di culture intensive, dai pesticidi, piuttosto che dei danni, peraltro limitati, prevedibili e risolvibili, rappresentati dalla presenza di orsi e lupi. Ma la frenesia elettorale e la rincorsa a chi la spara, e mai termine fu più appropriato!, più grossa la fanno da padrone. Quando mancano idee forti e significative ci si attacca proprio a tutto. E ancora una volta drammatizzare, esasperare gli animi e impaurire le persone diventa strumento utile per accaparrarsi voti che, spiace dirlo, se ne andranno comunque verso altri lidi.
Nel merito forse sarebbe interessante confrontarsi con le esperienze della Toscana e dell’Abruzzo, che non sono precisamente il Canada o la Slovenia. In una prospettiva di convivenza possibile, per quanto riguarda il lupo, il Wolf Apenine Center, che comprende l’Appenino tosco-emiliano, cerca di superare i conflitti di competenza territoriali (che da noi si pongono con la provincia di Bolzano), per avere un approccio coordinato e standardizzato alla soluzione dei problemi creati dai lupi in aree antropizzate, si occupa di monitorare i branchi e i loro spostamenti, il bracconaggio e gli avvelenamenti che pure avvengono; sostiene con attività di formazione e informazione allevatori e agricoltori, si cura dello stato delle possibili prede selvatiche. Si occupa altresì del conflitto uomo-lupo compiendo sopralluoghi nelle aziende zootecniche, in sinergia con le Asl e il servizio veterinario, cura la realizzazione di recinti fissi antilupo, recinzioni elettrificate, la diffusione di cani da difesa, in particolare il maremmano abruzzese. Offre servizi sotto forma di seminari, corsi di formazione, convegni, attività nelle scuole, escursioni. Organizza incontri con i cacciatori, le istituzioni e il mondo ambientalista. Si impegna nella caratterizzazione comportamentale degli animali. E stiamo parlando di qualche migliaio di esemplari, non dei numeri trentini. Dunque, nessuno nega che i problemi ci siano ma, come si può vedere, ci sono modi civili e intelligenti per affrontarli ed altri più sbrigativi e incivili, come l’uccisione. Un tiro di schioppo e via. Per la gioia di coloro che a parole ci tengono molto a questo Trentino apparentemente selvaggio e bio. Inutile ricordare che la posizione dei cacciatori risulta antagonista al lupo per quanto riguarda l’accaparrarrazione delle prede selvatiche. Quindi tutto va bene finché il carniere resta pieno. Dal punto di vista ambientale, naturalistico e biologico si dice che vi sono i lupi che un ambiente può sostenere. A una politica che sappia il fatto suo e che sia in grado di dare risposte plurali, complesse e articolate a problemi (o ricchezze o preziosità, dipende dai punti di vista…) complessi ma di indubbio fascino e importanza, chiediamo capacità di giudizio, nervi saldi, competenza, saperi che vadano oltre le suggestioni di chi grida “al lupo al lupo”. Non siamo nella favola di Cappuccetto Rosso e la nonnina sa come salvarsi senza ricorrere al cacciatore.

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