Landini e l’economia circolare

Il bello dell’economia circolare è che la capiscono tutti e che tutti sanno che il futuro ruoterà intorno a lei. È solo questione di tempi (per noi Verdi più...

Il bello dell’economia circolare è che la capiscono tutti e che tutti sanno che il futuro ruoterà intorno a lei. È solo questione di tempi (per noi Verdi più stringenti).

Consumiamo 16 tonnellate di materie prime ogni anno

Per essere chiari: ogni cittadino europeo consuma in media 16 tonnellate di materie prime l’anno, sei di queste diventano scarti, la metà dei quali (tre) finisce in discarica con evidenti ricadute sulle emissioni di gas climalteranti e sul mancato recupero di materia prima. Eppure, secondo il fondamentale McKinsey Growth within: a circular economy vision for a competitive Europe (commissionato dalla Ellen Macarthur Foundation e pubblicato quattro anni fa), il consolidamento dell’economia circolare e dell’uso di materiali circolare potrebbe ridurre il consumo di materiali primari del 32% entro il 2030, e del 53% entro il 2050 con un saldo positivo molto vantaggioso in consumo di acqua, terra e aria.

Cos’è l’economia circolare?

Come avere materia prima a basso costo, ridurre le emissioni di CO2 e creare nuovi posti di lavoro, facendo sparire i rifiuti? La risposta è una: economia circolare. Quella che si fonda sull’eterna reincarnazione della materia, dove ogni scarto è un’opportunità, e il rispetto della natura e dell’umanità non ostacola lo sviluppo industriale (e viceversa).

In una visione olistica, la Terra e tutto ciò che la riguarda, umanità compresa, è un unicum dove ogni ciclo biologico va gestito e integrato, senza produrre scarti, né danni ambientali.

Nel 2010, 65 miliardi di tonnellate di nuovi materiali sono entrati nell’economia. La previsione per il 2020, cioè domani, è di 82 miliardi: uno sfruttamento indiscriminato che riduce la disponibilità degli elementi in natura fino al probabile esaurimento. La conseguenza? L’impennata dei costi della materia prima che oggi incide per oltre il 30% sui costi delle manifatture europee.

Rifiuti

Ogni anno nel mondo si producono 1,3 miliardi di tonnellate di rifiuti urbani e si immobilizzano miliardi di tonnellate di materia con oggetti poco o pochissimo usati (secondo l’Università di Stanford un’auto rimane inutilizzata per il 92% del tempo).

Il lavoro rapportato all’economia circolare

Secondo l’Organizzazione Internazionale del Lavoro, tra la popolazione attiva ci sono 192 milioni di persone senza lavoro, di queste circa 25 milioni nell’Unione europea. L’economia circolare può contrastare il fenomeno. Se solo l’Europa dei 28 conseguisse entro il 2020 l’obiettivo del 50% di raccolta differenziata, si potrebbero creare 875 mila posti di lavoro, circa 140.000 in Italia.

Sempre secondo l’Organizzazione Internazionale del Lavoro, i lavori nel settore dei servizi saranno il principale motore della crescita futura dell’occupazione, mentre l’occupazione in agricoltura e nel manifatturiero continuerà a calare. L’occupazione vulnerabile e il lavoro informale sono prevalenti sia in agricoltura sia nei servizi. La crescita dell’occupazione potrebbe avere un impatto limitato nella riduzione del deficit di lavoro dignitoso se non accompagnata da politiche energiche che migliorino la qualità del lavoro e la produttività nel settore dei servizi.

Certo, l’economia circolare impone anche un cambio di passo filosofico

Ovvero.

Dal possesso all’uso. Il prodotto diventa un servizio, si ottimizza l’uso della materia e il produttore è responsabile del prodotto per tutto il suo ciclo di vita, dismissione/rigenerazione compresa. Non si paga lo scambio ma il prezzo d’uso (leasing, noleggio…).

Rigenerazione e catena di produzione circolare. Il produttore ritira l’usato e lo rigenera. Renault, ad esempio, a Chosy Le Roi vicino a Parigi, rigenera i pezzi ritirati e li vende al 50-70% del nuovo, con entrate di 250 milioni l’anno e 325 addetti.

Upcycling. Un nuovo ciclo della materia, che acquista maggior valore con la rigenerazione. Un prodotto che vale 10 mandato in discarica è -10, trasformato in energia vale 3, avviato al riciclo 9, se diventa un materiale più nobile, più di 10.

Life-extension, estensione della vita del prodotto. Il prodotto va progettato per durare: essere rigenerato, ricaricabile, aggiornato, riparabile, ma anche reso e/o ritirato a pagamento. H&M e Oviesse, ad esempio, raccolgono gli abiti usati in cambio di un buono spesa. Così fidelizzano il cliente e creano un circolo virtuoso.

Cosa c’entra Maurizio Landini?

Il segretario generale della Cgil, in un’intervista al Corriere della Sera del 24 giugno, parla di sistema progressivo di tassazione, di pensionati e di un grande piano di investimenti in infrastrutture materiali e immateriali come strumento di ripresa economica. Non una sola parola sull’economia circolare. Sarà stata una dimenticanza. Ma mi piacerebbe discuterne con lui. Anzi, ne approfitto per lanciare un appello a lui e a tutto il sindacato: parliamoci, sediamoci intorno a un tavolo, rompiamo la reciproca diffidenza.

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