Nuovi e vecchi nemici dell’ambiente: dai sandwich al microonde

Gli studi dell'Università di Manchester ci rivelano che l'ambiente ha vecchi e nuovi nemici, si tratta dei panini e del forno a microonde
microonde

Gli studi dell’Università di Manchester ci rivelano che l’ambiente ha vecchi e nuovi nemici, si tratta dei panini e del forno a microonde.

Chi avrebbe mai pensato che il semplice gesto di preparare un panino avesse delle conseguenze a livello di inquinamento? Che i forni a microonde fossero altamente inquinanti potevamo anche aspettarcelo, ma decisamente meno un panino con il prosciutto. Uno studio dell’Università di Manchester ha analizzato l’intero ciclo vitale di un sandwich, il pasto veloce più consumato nel mondo, e rilevato i dati complessivi di inquinanti prodotti, partendo da quello delle materie prime con cui viene realizzato, per arrivare alla conservazione. Tutta la filiera produttiva di un panino genera emissioni di CO2 pari a quelle di un’automobile che percorre 20km. Le materie prime più inquinanti sono quelle derivanti da particolari lavorazioni del maiale come la produzione di salsicce e bacon, ma anche le uova risultano essere tra gli elementi dannosi per l’ambiente.

Stando agli studi britannici possiamo affermare che solo l’imballaggio e la conservazione dei sandwich industriali rappresentano più della metà delle emissioni necessarie per la produzione del prodotto. Considerato un paese come la sola Gran Bretagna è stato stimato che la produzione media di sandwiche sia di circa 11 miliardi e mezzo, per una produzione di oltre 9 tonnellate di CO2. La soluzione? Per tagliare di netto le emissioni dei nostri panini sarebbe meglio prepararli in casa così da non utilizzare nè imballaggi industriali, nè frigoriferi professionali altamente inquinanti per la loro conservazione.

Sempre l’Università di Manchester ha condotto  una serie di studi sulla quantità di emissioni prodotte dagli elettrodomestici che abbiamo in casa, individuando il “nemico principale” : il forno a microonde.
Questo accessorio, diventato ormai un elettrodomestico quasi immancabile nelle nostre cucine, inquina anche quando si trova in modalità stand-by. Secondo i calcoli risulta che i forni a microonde di tutta Europa (131 milioni) generino circa 7,7 milioni di tonnellate di CO2 ogni anno, che sarebbero l’equivalente delle emissioni annuali di una cifra orientativamente pari a 7 milioni di auto.
Anche se secondo alcuni scienziati è improprio paragonare l’inquinamento da forno a microonde con quello delle automobili, perchè oltre la C02 sono tra le principali cause delle emissioni di polveri sottili, il consiglio degli esperti per ridurre le emissioni dei nostri dispositivi a microonde sarebbe essenzialmente uno, ovvero quello che una volta terminato l’utilizzo venga staccata la spina del forno dalla presa di corrente.

Da questi studi emerge quindi una enorme consapevolezza: la maggior parte delle cose che ci circondano nella vita quotidiana sono fonti di emissioni di CO2 che contribuiscono in modo significativo al riscaldamento globale con il conseguente cambiamento climatico. Noi come “persone normali” che non abbiamo potere di controllo dei massimi sistemi abbiamo il compito di fare nostre le “buone pratiche” che ci fanno ridurre le emissioni nella vita di tutti i giorni. Il passo grande lo deve compiere la politica, applicando delle disposizioni che inizino davvero a tutelare la salute dell’ambiente. Un primo passo da fare, senza dubbio è quello di chiedere la messa al bando della plastica entro il 2020  ed iniziare una progressiva eliminazione degli imballaggi che producono una fetta importante dell’inquinamento sia del nostro paese che del mondo.

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