Prolegomeni ad una futura forza ecologista

In primo luogo dobbiamo porci in una logica di “lunga durata” ovvero non vivere più solo in ragione di risultati elettorali immediati ma guardare alla necessità di introdurre cambiamenti profondi e duraturi nella società italiana.
forza ecologista
Care amiche e cari amici,
credo che sia ormai necessario riflettere seriamente sulle prospettive politiche del movimento ecologista italiano, ponendo alcuni punti, che senza alcuna arroganza di pensiero considero indispensabili nella discussione futura del nostro movimento e per la costruzione di una forza ecologista.
  • Noi dobbiamo abbandonare ogni pretesa di personalismi o di creazione di maggioranze/minoranze ormai dall’ultimo congresso inesistenti ma prendere coraggiosamente atto che abbiamo perso le elezioni con un risultato pesante, che chiede analisi serie sulla qualità e sulla natura della composizione sociale del paese e su come porre al centro della discussione i temi ambientali e soprattutto quello del cambiamento climatico. Voglio dire subito che ho appoggiato senza indugi la scelta del 4 marzo e lo rifarei di nuovo ma non possiamo nascondere che il PD e Piu’ Europa hanno veramente giocato sporco: il primo perché ha voluto presentarsi come unico partito come se la coalizione non esistesse e la seconda perché ha rifiutato una alleanza, che avrebbe portato i verdi e i radicali di nuovo in Parlamento invece di lasciare le battaglie di civiltà ed ambientali (Taranto in primo luogo) fuori dalle aule parlamentari. Evidentemente però queste sono “quisquiglie” rispetto alla portata della sconfitta su cui deve riflettere l’intera coalizione se vuole tornare a governare il paese;
  • In primo luogo dobbiamo porci in una logica di “lunga durata” ovvero non vivere più solo in ragione di risultati elettorali immediati ma guardare alla necessità di introdurre cambiamenti profondi e duraturi nella società italiana, questo deve essere l’obiettivo primario per costruire una forza ecologista. Si tratta praticamente di adottare le categorie di analisi della scuola storiografica degli “Annales” francesi (Braudel,Le Goff,…) ma anche di dotarsi di strumenti di studio e ricerca di estrema importanza puntando ad esempio su una fondazione nazionale, che possa anche divenire uno strumento di dialogo con il mondo della ricerca e possa fornire dati e soluzioni sulle grandi questioni dell’umanità non rimanendo sempre e solo legata al dato contingente politico;
  • In secondo luogo, nell’auspicabile evento per cui il “senatore di Rignano” si tolga per un po’ da mezzo in modo da non intralciare una riflessione collettiva ed un percorso di radicale rinnovamento, occorre puntare ad una rinascita  del centrosinistra in cui ognuno deve assumersi le proprie responsabilità (Mazzini) e fornire il proprio contributo ad un mondo piu’ giusto, piu’ equo e soprattutto dove la sussidiarietà orizzontale divenga finalmente uno dei perni su cui costruire una nuova convivenza civile. In questo quadro vi sono alcuni paletti precisi da porre: difesa ed attuazione della Costituzione, riportare la questione meridionale al centro dell’azione politica nazionale ed in particolare la questione della riconversione del polo siderurgico di Taranto su cui non dovremo transigere in alcun modo, porre il 25 Aprile del 1945 come base comune dei valori di qualunque alleanza politica, attuazione di un radicale programma di federalismo europeo, porre i temi dell’agenda ambientale al centro dell’azione politica;
  • In terzo luogo penso che occorra riflettere seriamente sulla nostra esistenza poiché un partito ridotto a percentuali minuscole come il nostro non può continuare a ragionare su federazioni, norme statutarie,…ma partire da una Carta dei diritti dell’Ambiente costruita su principi condivisi a cominciare da fatto che la terra è stata affidataci dai nostri figli e dalle nostre figlie per porre al centro la lotta al cambiamento climatico e l’uscita dal fossile come base per la rinascita di una forza ecologista. In questa logica si dovrà ripartire dal processo di una Costituente Ecologista, che vada verso il superamento dei Verdi come forza politica e punti alla creazione di un nuovo movimento articolato in modo federato su associazioni, agorà locali, gruppi civici,… che sia però sempre parte  del Partito Verde Europeo. Dovremmo cominciare a dire queste cose a coloro che parteciperanno al seminario di Affronte e all’iniziativa di Monica Frassoni in modo da porre alcuni elementi nuovi in un dibattito ormai urgente e decisivo per le sorti del movimento ecologista in Italia;
  • In ultimo dobbiamo molto del nostro essere verdi all’azione politica e all’impegno personale di Angelo Bonelli e non possiamo perderlo. Io credo che vada rispettata la sua scelta di disimpegno politico immediato ma che vada invece recuperata la sua capacità di analisi e di proposta sia in una possibile Fondazione che soprattutto nel lavorare per porre la questione Taranto e di tutte le “Taranto” italiane al centro del dibattito per dire mai più a queste cose tremende perché l’Italia sta vedendo troppi morti per i danni causati all’ambiente (Casale Monferrato,Cengio, Spinetta Marengo,Marghera,…).

Danilo Bruno

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