Quelli dell’albero e del clima. Ricostruire una cultura ecologista.

Urge ricostruire una cultura ecologista. Raimon Pannikar scrive che abbiamo tre corpi: quello personale, quello della specie umana e quello cosmico.
Cultura ecologia Albero

RICOSTRUIRE UNA CULTURA ECOLOGISTA

Sono stato recentemente alla fiera SANA di Bologna. L’agricoltura biologica sta avendo in Italia una crescita vertiginosa. E dire che negli anni ottanta quando i verdi la sostenevano, soli, venivano derisi. Ma, accanto a coltivatori seri e corretti che vedono nel coltivare biologicamente anche un ideale oltre che un mezzo di sussistenza, crescono anche coloro che la usano solo come occasione di profitto.
La cultura ecologista in Italia e’ stata smembrata in vari pezzi slegati tra loro ed utilizzati per fini più vari, di affari , di consenso, di carriera.
Si può essere vegetariani ignorando l’agricoltura biologica, animalisti dentro un partito della cementificazione, agricoltori biologici ma magari razzisti o solo per business.
Urge ricostruire una cultura ecologista .
Raimon Pannikar, teologo induista,buddista e cattolico nel suo libro ECOSOFIA (edizioni Jaca Book) scrive che abbiamo tre corpi: quello personale, quello della specie umana e quello cosmico.
Una buona sintesi scientifica e poetica da cui partire per una visione ecologista.
Una cultura ecologista che si nutre di scienza avanzata, ma anche di arte , di religioni, di filosofie, di antiche sapienze.
Anche l’enciclica Laudato si‘ costituisce oggi un riferimento imprescindibile per chi abbia la conversione ecologica come obiettivo.
E gli insegnamenti del Dalai Lama da tempo indicano la questione ecologica come prioritaria.
Una politica ecologista efficace può nascere solo da una rinnovata cultura.
Negli anni ottanta le Università Verdi e miriadi di riviste verdi costituirono l’humus per la nascita della politica verde.
Oggi servono nuovi strumenti ma la formazione culturale e’ imprescindibile.
Senza cultura politica autonoma diventa inevitabile seguire gli idola fori del momento e perdere la capacità di attrarre consensi.

SUONARE E CANTARE LO STESSO SPARTITO

Un coro, un’orchestra sono formati da persone diverse, ognuna con le sue capacità e le sue debolezze, ma cantano e suonano lo stesso spartito e i buoni direttori sono quelli che sanno far emergere il meglio  da ciascuno fondendo il tutto in un’unica musica, in un unico canto.
Occorre quindi cantare e suonare un unico spartito.
Non è possibile avere chi mette in discussione lo spartito mentre si suona o si canta.
E invece, per piccole ambizioni si è fatto e si continua a fare.
I verdi non sono una corrente dell’estrema sinistra. Non sono una corrente esterna del PD. Non sono una corrente esterna dei cinque stelle.
I verdi devono cantare e suonare la musica verde.
I direttori scelti devono essere capaci di dirigere la musica verde.
Se non piace la musica verde, se la si ritiene incompleta, se non la si conosce nemmeno, cosa si sta a fare in una formazione verde?
Si cerchi  altrove la propria collocazione.
Quindi dopo troppe esperienze fallite di alleanze più o meno spurie in nome della realpolitik oggi ,per realismo politico, si impone un stop ad ogni forma di politicismo per presentarsi autonomi alle elezioni europee, aggregando chi e’ veramente interessato ad una proposta ecologista per un’Europa molto diversa da quella attuale.
Un’Europa sociale ed ecologista.
Un’Europa sociale che controlli la finanza ed i poteri della globalizzazione e riduca le disuguaglianze, un ‘Europa ecologista che avvii politiche efficaci per contrastare il cambiamento climatico e ridurre l’inquinamento .
Quindi nessun pasticcio con radicali liberisti pro ogm o con vaghe sinistre alla ricerca di infinite rifondazioni.
C’è’ chi propone di cambiare nome o di aggiungere aggettivi.
Già nella parola Verdi e’ contenuta una visione sociale.
Non siamo ambientalisti, siamo verdi, ecologisti,per la conversione ecologica della società e dell’economia.
Non servono aggettivi. L’aggettivo quando non da’ vita uccide.
Non serve cambiare nome. Non facciamo come il PD che ha cambiato nome più volte, via via peggiorando .
Non abbiamo nulla da nascondere ed abbiamo fatto i conti con il nostro passato.
Riconosciamo  i nostri errori di politicismo , valorizziamo i risultati ottenuti con il nostro impegno. Presentiamoci come global green e verdi europei, dei quali siamo autorevoli fondatori. E non dimentichiamo Alexander Langer, capogruppo dei Verdi  al Parlamento europeo, che porto’ i verdi su posizioni europeiste.

QUELLI DELL’ALBERO E DEL CAMBIAMENTO CLIMATICO

I verdi debbono qualificarsi come forza competente ed affidabile .
C’è un tema che può fungere da leva per sollevare il sipario calato sui verdi.
IL CAMBIAMENTO CLIMATICO.
Che ormai bussa alla nostra porta . Che per molti e’ esperienza sensoriale nelle brusche variazioni meteo di siccità , bombe d’acqua, trombe d’aria, alluvioni,invasioni di parassiti alieni
Attorno a questo tema si può ricostruire la cultura politica ecologista. Dalle migrazioni indotte dalla desertificazione alla necessità di energie solo rinnovabili, da nuovi sistemi di mobilità all’agricoltura biologica.Ma anche gli animali soffrono per il cambiamento climatico.
Occorre  imporre il tema all’opinione pubblica.
Come fare?
La Lega con i migranti e la flat tax, i Cinque Stelle con la casta e poi con il reddito di cittadinanza hanno modificato il senso comune di molta parte degli italiani.
Battendo e ribattendo su questi temi incessantemente, con agguerriti staff a tempo pieno e seguendo il precetto di Goebbels secondo il quale una menzogna più volte ripetuta diventa una verità.
I Verdi, se scelgono il tema Cambiamento climatico e lo propongono costantemente, a tutti i livelli e con strumenti efficaci per un lungo periodo possono raggiungere un dieci per cento del”opinione pubblica più avveduta.
In questo caso una verità più volte ripetuta diventerebbe un buon senso comune.
Sarebbe opportuno che tutti i verdi esistenti e quelli che nel frattempo si costituiranno si mobilitassero tutti su questo tema.
Certo ognuno continui pure, nella sua realtà a fare anche altro ,ma si privilegi tutti il tema dei temi: il cambiamento climatico.
Non disperdiamoci nel bricolage  di piccole iniziative slegate tra loro
Ad ogni incontro o assemblea verde , a tutti i livelli, si dovrebbe piantare un albero.
Alberi in vaso si possono piantare in ogni stagione, purché poi qualcuno se ne prenda cura.
Ci bolleranno come quelli dell’albero e sarà la nostra fortuna.
A partire dall’albero potremo raccontare il nostro impegno e le nostre proposte contro il cambiamento climatico, l’economia circolare, la green economy, i lavori verdi, una società sostenibile,una visione della salute non meccanicista…
Una campagna a tappeto per essere quelli dell’albero contro il cambiamento climatico.
Ventimila persone hanno devoluto il due per mille ai verdi.
Partiamo da qui
Una lunga marcia che inizia con piccoli passi.
E da tanti alberi piantati .
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