Ripartire dalla Strategia Energetica Nazionale per mitigare i cambiamenti climatici

In Italia c'è bisogno di ripartire dalla Strategia Energetica per un piano efficiente al fine di mitigare i cambiamenti climatici
Strategia Energetica Nazionale

Di fronte all’evidenza ormai conclamata che il riscaldamento climatico affligge anche la nostra penisola, gravemente colpita quest’anno da una lunghissima siccità, un’estate torrida e da incendi forestali di gravità estrema, ci si attenderebbe dal governo uno sforzo molto chiaro per l’individuazione di una strategia dettagliata per avviare con forza la riduzione delle emissioni di gas serra italiane, che dai dati ufficiali di Ispra dopo anni di calo risultano nel 2015 pari a 433 Mt CO2eq, e di nuovo in aumento (+2,3% rispetto al 2014).

Vogliamo ricordare qui che l’orizzonte di lavoro per la mitigazione climatica deve traguardare il 2050, anno nel quale il rispetto dell’Accordo di Parigi richiede un taglio quasi totale delle emissioni di gas serra antropici (che in Europa è stato tradotto in un insufficiente -80% rispetto al 1990, ma che andrebbe in effetti portato a -95%) ai fini di scongiurare incrementi termici globali e locali del tutto insopportabili per il benessere della popolazione, dell’ambiente naturale e del mantenimento della produzione agricola.

Traguardare questi obiettivi implica il varo di un piano d’azione che preveda il taglio annuale delle emissioni di CO2eq del 6% circa rispetto all’anno precedente, il che consentirebbe l’auspicato quasi dimezzamento decennale delle emissioni (433 Mt nel 2015, 230 nel 2025, 120 nel 2035, 65 nel 2045) per il raggiungimento del -90/-95% rispetto al 1990, nei termini prima descritti.

I Verdi ritengono che la Strategia Energetica Nazionale, strumento essenziale per la pianificazione di cui sopra, nella versione proposta dal governo risulti invece del tutto inadeguata alle necessità impellenti del paese. In particolare la SEN non contribuisce in maniera adeguata a tracciare l’indispensabile percorso per una rapida decarbonizzazione del paese di qui al 2050.

La SEN risulta anzi profondamente contraddittoria quando da una parte si propone di ridurre le emissioni di carbonio in atmosfera sviluppando le rinnovabili e poi perde una clamorosa occasione proponendo, in un isola ricchissima di sole e vento come la Sardegna, la sua dettagliata “metanizzazione” (Appendice 2), con trasporto via nave di gas liquefatto, invece di una sua totale decarbonizzazione, obiettivo che avrebbe un potente effetto di esempio trainante sul resto del Paese.

Ingannevole nel testo anche la presentazione della crescita delle rinnovabili, quando da anni il fotovoltaico in Italia è in stasi, con incrementi del tutto marginali dopo la grande crescita avvenuta tra il 2010 e il 2013. Tutto ciò mentre il resto del mondo continua ad installare migliaia di megawatt solari; ben 390 GW fv globali sono attesi per la fine dell’anno, mentre in Italia siamo dal 2013 praticamente fermi a 18 GW, livello che potrebbe tranquillamente raddoppiare in poco tempo e senza incentivi attivando gare al ribasso con garanzia del prezzo, come avviene ormai un po’ ovunque nel mondo.

In generale i Verdi condividono le osservazioni avanzate sulla SEN sia dal gruppo di studiosi “Energia per l’Italia” facente capo al prof. Vincenzo Balzani di Bologna, sia quelle proposte da “Italian climate network”. In particolare ritengono che la SEN dovrebbe presentare una dettagliata Strategia di decarbonizzazione nazionale per l’Italia al 2050, con un’articolata pianificazione per i prossimi anni mirante a raggiungere gli obbiettivi strategici, seguendo l’esempio di quanto proposto per 139 paesi del mondo, tra cui il nostro, dal prof Mark Jacobson di Stanford e collaboratori, che per l’Italia prevede la concreta realizzazione dell’obiettivo 100% rinnovabili nel 2050, con notevoli ricadute benefiche sull’economia e l’occupazione.

I temi da affrontare nella SEN per renderla adeguate alle necessità nazionali sono quindi i seguenti:

Piano 100% rinnovabile che indichi i tempi e modi per l’uscita dalle fonti fossili (carbone, petrolio gas e naturale) nei settori elettrico e trasportistico (pubblico e privato) con un calendario annuale dettagliato e una pianificazione della sostituzione delle fossili con rinnovabili reali (intese quindi primariamente come solare termico, fotovoltaico, eolico, geotermico a bassa entalpia e l’energia dalle maree).

Pianificazione obbligatoria e incentivata dell’elettrificazione nei trasporti pubblici e privati e nei porti, con eliminazione progressiva entro il 2030 dei motori a combustione interna ai fini di efficienza energetica e di taglio degli inquinanti, incentivi ai sistemi di multi-sharing e ai sistemi di storage e alle colonnine elettriche  ed elettrificazione delle banchine dei porti.

Piano nazionale per l’efficienza energetica attraverso misure obbligatorie e incentivi a favore  dell’isolamento e del miglioramento energetico degli edifici pubblici e privati.

– Piano nazionale per la riduzione delle emissioni in agricoltura: sul fronte della produzione, si possono ridurre le emissioni di protossido di azoto dovute all’impiego eccessivo di fertilizzanti azotati, che andrebbe invece calibrato in maniera ottimale in base alle reali necessità delle coltivazioni, mentre sul fronte del consumo, visto che circa il 50-70% delle emissioni di gas serra dal settore agricolo è in realtà legato all’allevamento di bestiame, è essenziale ridurre oltre agli sprechi (secondo stime della Fao circa un terzo di tutto il cibo prodotto nel mondo va perso o sprecato nel percorso da produttore al consumatore) e il consumo soprattutto di carne rossa. Ogni kg di manzo, fanno sapere gli autori del rapporto, ha un’impronta di carbonio pari a sei volte quella del pollo e circa 10 volte quella dei principali cereali.

Eliminazione degli incentivi alle fonti fossili e alle biomasse (scarti agroforestali esclusi) che secondo recenti stime costituiscono un onere molto rilevante per le bollette e per lo stato, e di fatto impediscono le ristrutturazioni essenziali di cui sopra.

Costituzione di una Cabina di regia politico-industriale che solleciti Eni ed Enel, aziende in buona parte pubbliche, nelle quali lo Stato deve tornare a svolgere il proprio ruolo essenziale di indirizzo (e non viceversa), a favorire nel proprio programma industriale e di sviluppo delle rinnovabili.

Incentivi alla ricerca scientifica e all’innovazione finalizzati sia allo sviluppo di nuove tecnologie e materiali legati alle rinnovabili e allo storage sia a rendere resiliente il sistema elettrico nazionale sia con sistemi di stoccaggio elettrico sia con metodi di collimazione della domanda con la fornitura (demand response) sia con altre soluzioni individuabili in collaborazione con il resto d’Europa e del Mediterraneo.

A cura di Vittorio Marletto e Francesco Alemanni

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