Strategia Energetica Nazionale: Italia, paese del Sole e del carbone

L'Italia è il paese del Sole: perchè la Strategia Energetica Nazionale non prevede a breve l'utilizzo delle energie rinnovabili?

L’Italia è il paese del Sole: perchè la Strategia Energetica Nazionale non prevede a breve l’utilizzo delle energie rinnovabili?

Esiste davvero una strategia nazionale per l’energia in Italia? A consultare le slide di Carlo Calenda (il ministro le ha presentate al parlamento il 10 maggio 2017 e ora ci sono 30 giorni per fare osservazioni) si direbbe proprio di no.
Mentre nel sud si boccheggia per l’arrivo della prima pesante sciroccata (in maggio!) e al nord si contano le gocce di pioggia per sapere se siamo ancora in siccità (precipitazioni da record negativo fino ad aprile) appare chiaro a chiunque abbia un minimo di connessione col mondo esterno, e non solo con le auto blu e gli uffici ministeriali, che il clima e la sua protezione dovrebbe essere la principale priorità di una siffatta strategia.

In Italia le emissioni di gas serra, pur diminuite rispetto al 1990 anche grazie alle fonti rinnovabili, continuano ad ammontare a ben sette tonnellate di CO2 equivalente per abitante, un livello non certo compatibile con la lotta ai cambiamenti climatici. Nel nostro paese in effetti si continuano ad usare pesantemente combustibili fossili sia per generare il 60% dell’elettricità che per quasi tutto il trasporto, sia esso pubblico che privato, con l’eccezione di una quota di quello ferroviario. Il nostro paese ha conosciuto un forte sviluppo delle fonti rinnovabili fino al 2013, raggiungendo i 19mila megawatt di fotovoltaico installato e circa 8mila di eolico, ma da più di tre anni è in stasi e sta perdendo i suoi effimeri primati, fatto salvo il settore delle “bioenergie” tuttora lautamente incentivato e sul quale andrebbero fatti numerosi distinguo (domandandosi da dove effettivamente provenga il legname bruciato, per esempio nelle grandi centrali calabresi).

Le nuove installazioni solari ed eoliche oggi languono e così in questi anni moltissimi posti di lavoro sono andati perduti nel silenzio generale, come denunciava anche il ricercatore Cnr Nicola Armaroli, coautore del testo “Energia per l’Astronave Terra” , e intervistato l’anno scorso da Luca Mercalli su Rai3 .  Se non ci fosse l’Europa che ha posto paletti precisi per la diminuzione delle emissioni al 2030 e al 2050 , di clima nella SEN probabilmente non sentiremmo parlare proprio, e il ministro ex manager industriale avrebbe potuto concentrarsi del tutto sulle valutazioni di mercato (delle fossili), di cui comunque i suoi appunti abbondano.

Il ministro ha comunque dichiarato che l’Italia abbandonerà il carbone (che oggi fornisce circa il 15% della generazione elettrica) entro il 2025-30. Oltre alla discutibile lentezza con cui il processo dovrebbe avvenire (non subito o domani ma tra gli otto e i tredici anni!) quel che manca è la chiara prospettiva in merito alla fonte di sostituzione, che non deve essere gas russo o altra biomassa legnosa, mentre si dovrebbe puntare con decisione a sole e vento, di cui per esempio la Puglia abbonda (menziono la Puglia perché proprio a Brindisi Cerano si trova la più grossa e inquinante centrale italiana a carbone, da ben 2640 megawatt ).  Quel che serve all’Italia è una vera strategia per la rapida riconversione della generazione elettrica verso il 100% rinnovabili entro il 2030-40, il che non è affatto un’utopia, come dimostrano diversi paesi che ci stanno puntando per davvero (come la Danimarca) e i primi che ci sono già riusciti (come Costa Rica e Uruguay).

In sostanza ci si attende dal governo di un grande paese europeo e mediterraneo come il nostro, ricco di risorsa energetica rinnovabile, un impegno molto più chiaro in favore della mitigazione climatica e della salute. Ci si attende altresì dalle strategie governative anche una forte spinta all’integrazione europea delle reti elettriche, grazie alla quale potrebbero essere condivise le risorse rinnovabili di tutto il continente (in particolare il vento del nord e dell’Atlantico e il sole del Mediterraneo), il che come dimostrano diversi studi , renderebbe meno pressante il tema dell’accumulo (che va comunque affrontato).

Vittorio Marletto  – Responsabile Energia e Clima Verdi

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