Su Arcelor Mittal chiediamo alle Istituzioni chiarezza e concretezza

L’incontro tra il ministro Di Maio, i rappresentanti di Arcelor Mittal e i sindacati ha prodotto una notevole quantità di promesse sulla sicurezza dei lavoratori, ma per ora nessun...

L’incontro tra il ministro Di Maio, i rappresentanti di Arcelor Mittal e i sindacati ha prodotto una notevole quantità di promesse sulla sicurezza dei lavoratori, ma per ora nessun fatto. Io invece voglio ricordare tre fatti:

  1. Da novembre 2018 quando è iniziata la gestione di Arcelor Mittal si susseguono incidenti negli impianti, fino ad arrivare a quello che ha provocato la morte di Mimmo Massaro.
  2. A Taranto Ilva ed Eni producono più gas serra della Regione Lazio. Ilva e le sue centrali elettriche producono oltre 11 milioni di tonnellate di CO2, Eni poco più di un milione. L’emergenza climatica italiana deriva senza dubbio alcuno dall’Ilva. Se l’Italia vuole rispettare, come è suo dovere, gli accordi nelle conferenze internazionali sul clima deve ridurre le emissioni e dovrebbe farlo a partire da Taranto.
  3. Il ministro dell’ambiente ha riaperto l’autorizzazione integrata ambientale ma non sono chiari i tempi e gli obiettivi.

Quali sono le direttive che il ministro Costa intende dare per il riesame? Chiudere l’area a caldo in quanto fonte di CO2 e di emissioni mortali per la città, come è dimostrato dal 2012? Ridurre le quantità prodotte? Cambiare il processo produttivo e con quale tecnologia? Abbattere gli impianti per ricostruirli integralmente e tornare a produrre 8 – 10 tonnellate annue?

Sono ipotesi nettamente diverse tra di loro.

Voglio ricordare a tutti i decisori che gli impianti di Taranto non sono a norma, dunque andrebbe applicata la norma del codice dell’ambiente che prevede la chiusura.

Al contrario finora i governi di ogni colore hanno concesso proroghe e deroghe e persino l’immunità penale e amministrativa ai proprietari o gestori dell’Ilva di Taranto pur di garantire la continuità produttiva. Il codice dell’ambiente è norma dello Stato, ma non si applica all’Ilva di Taranto.

I Verdi hanno proposto la chiusura degli impianti in quanto fonte di “malattia e morte” e presentato un piano per la riconversione dell’economia della provincia di Taranto nel maggio 2012 con la candidatura di Angelo Bonelli a sindaco di Taranto, con il sostegno degli ambientalisti e di realtà civiche. I punti qualificanti della proposta sono: no tax area, bonifiche, pianificazione urbanistica e strategica, portualità e retroportualità, formazione delle maestranze e investimenti in ricerca e sono stati riproposti da Angelo Bonelli sotto forma di decreto legge nel 2014.

La via d’uscita dall’acciaio sporco c’è e darebbe una prospettiva diversa a tutti quelli che ora sono vittime dell’inquinamento, operai e abitanti. So bene che è un’opera titanica per la cui riuscita serve la convergenza di tutti. Significa ridisegnare l’economia dell’intera provincia jonica con ricadute sull’intera regione. Proprio l’enormità della sfida chiede parole e comportamenti chiari.

A nome dei Verdi pugliesi chiedo risposte chiare al ministro Costa, titolare di un dicastero importantissimo per difendere la vita dei tarantini e alle forze politiche in vista delle regionali. Qual è la posizione delle forze politiche sul riesame dell’AIA (piano ambientale)? Quali richieste avanzano al ministro Costa?

Sento troppe parole e troppi silenzi, mentre l’emergenza climatica è una realtà che richiede scelte chiare a tutela della vita.

Il tempo è ora.

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