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Terra, Animali & Natura
Brescia crocevia dei veleni PDF  | Stampa |
Martedì 03 Agosto 2010 01:33
Scoperto lungo l’asse Lombardia-Campania un traffico illecito di rifiuti. Da Acerra partivano camion con sostanze pericolose, tossiche e nocive. Che tornavano al Sud carichi di mais contaminato

Un viaggio di andata e ritorno con carichi di natura diversa. Da Sud a nord, rifiuti speciali provenienti dall’inceneritore a2adiscariche  spa di acerra destinati all’impianto di smaltimento e deposito di sostanze pericolose, tossiche e nocive gestito dalla  Systema ambiente srl di Brescia (già Ecoservizi spa). Da nord a Sud, invece, più di 80 quintali di mais con destinazione  ultima gli allevamenti della Campania e del meridione. Questo quanto scoperto dai nas (nuclei anti-sofisticazione) di  Brescia pedinando i camion diretti nel comprensorio bresciano. Un sistema ben orchestrato quello messo in piedi dagli  autotrasportatori della Ve.Ca sud autotrasporti srl di Maddaloni, in provincia di Caserta, incaricata dall’ex commissario di  Governo per l’emergenza rifiuti campana alla mobilitazione delle scorie da incenerimento. Viaggi d’andata già pagati con  soldi statali, quindi, per il trasporto regolare di rifiuti speciali e viaggi di ritorno rivenduti poi a prezzi concorrenziali. Una  sorta di “vuoto a vendere”, presumibilmente effettuato con la complicità di vari intermediari, all’oscuro della Systema  ambiente srl e delle imprese che commercializzavano i mangimi. I
 
Benzina buttata sul fuoco PDF  | Stampa |
Martedì 20 Luglio 2010 02:53
L'immane ondata di caldo sta lasciando sul nostro Paese una prevedibile scia di fiamme e cenere, che interessa vaste roghi zone d’Italia, da Nord a Sud, completamente devastate e in alcune circostanze ormai irrecuperabili. Pezzi di territorio  preziosi sotto più punti di vista: per il patrimonio naturale, per il bene della comunità e, in fin dei conti, anche per le casse  di uno Stato. Peccato che lo stesso Stato potrebbe finire per favorire, attraverso le sue ultime legiferazioni in materia  economica, questo tipo di sciagure. Il maxi- emendamento inserito nella fi- nanziaria conterrebbe infatti un vero e proprio  «colpo di spugna con cui si cancella la materia prevenzione incendi». A denunciare con queste parole lo sconcertante risvolto delle strategie tremontiane sono, all’unisono, le organizzazioni sindacali dei nostri Vigili del fuoco: in un  comunicato congiunto, Rdb-Vvf, Fp Cgil Vvf, Fns Cisl, Uilvvf e Confsalvvf, sottolineano come il Governo si avvii, con  l’approvazione definitiva della manovra finanziaria (prevista alla fine di questo mese) a privatizzare una competenza  fondamentale dello Stato, con effetti drammatici sulla pelle della nazione e su quella del corpo nazionale Vigili del fuoco,  «scippati da questa decisione, che toglie ulteriori  risorse deputate a garantire il soccorso pubblico, dato l’inscindibile legame che esiste con la prevenzione incendi».
 
C’era una volta il mare PDF  | Stampa |
Domenica 18 Luglio 2010 21:08
I Verdi denunciano: cemento ovunque, canoni demaniali ridicoli per incassi notevoli. Spiagge inaccessibili se non a pagamento: tutto a discapito dei cittadini (e della legge). Un salasso che diventa business

Cemento ovunque, canoni demaniali ridicoli, spesso non incassati, e spiagge libere sempre più rare e inaccessibili. Il mare e le spiagge  sono mareingabbia un bene che scarseggia e che diventa sempre più prezioso, mentre l’affitto in concessione delle aree di balneazione è un business che rende  più di qualsiasi altro investimento. A fronte infatti dei 103 milioni corrisposti al Demanio, i gestori degli stabilimenti hanno fatturano nel 2007 circa 15 miliardi di euro. È la fotografia che emerge dal dossier dei Verdi ‘Il mare in gabbia’ presentato ieri durante una manifestazione a Ostia.  Nell’afa gli ecologisti hanno dato vita ad un’azione  imostrativa: sdraio sull’asfalto, costumi da bagno, piscine per bambini, ombrelloni. E il mare? «è inaccessibile. Siamo a pochi metri e riusciamo solo a sentirne l’odore, oltre muri ed inferriate » ci dice Nando Bonessio, Presidente dei  Verdi di Roma. La proprietaria di uno stabilimento protesta per una bandiera issata su un muro di recinzione. «Questa è proprietà privata» dice  ai manifestanti che le ricordano che, invece, quel tratto di costa «appartiene al demanio marittimo»In particolare, i numeri del dossier sulle  spiagge italiane indicano che sono 6.100 gli stabilimenti balneari che insistono sul demanio marittimo lungo 7.500 chilometri di costa. Per i  canoni di concessione lo Stato incassa al massimo un centinaio di milioni di euro l’anno, mentre per i gestori si parla di un giro d’affari, secondo  omisma, di oltre 15 miliardi di euro. E allora? Secondo i Verdi è scandaloso che a subire una situazione che va solo a vantaggio dei  gestori siano i cittadini che da un lato devono pagare «tariffe altissime» anche solo per vedere il mare e dall’altro non possono godere del diritto  i accesso alla battigia come previsto dalla legge. È inaccettabile, spiegano gli ambientalisti, che le tariffe per la concessione demaniale  applicate da dallo Stato siano le più basse, ossia quelle per le aree a «a bassa valenza turistica». «Se la legge fosse applicata correttamente  l’introito dello Stato italiano - si legge nel rapporto - per l’affitto delle sue coste e spiagge sarebbe molto maggiore (almeno 280 milioni di euro) rispetto ai 103 milioni di euro effettivamente incassati nel 2008. In pratica le attività balneari pagano una percentuale irrisoria per le concessioni  demaniali di un bene pubblico rispetto al loro fatturato ufficiale».
 
Bp, ancora un fallimento PDF  | Stampa |
Giovedì 15 Luglio 2010 17:58
BP ha iniziato intanto a convogliare il petrolio nelle imbarcazioni in superficie predisposte per aspirare e stoccare il petrolio catturato. «La Helix tappo_bp Producer è al suo posto e funziona perfettamente », ha dichiarato in un comunicato stampa Thad Allen, responsabile delle operazioni per la  Guardia Costiera. Nei prossimi giorni si dovrebbe collegare una nuova piattaforma per raccogliere tutto il petrolio aspirato nel caso il tappo inizi  a funzionare a pieno regime. Bo si aspetta di catturare fino a 80mila barili di petrolio al giorno. La situazione sulle spiagge rimane comunque  grave, nonostante la marea nera in questo momento sia lontana dalla riva. 572 miglia di coste sono attualmente coperte di petrolio (dato che  include anche le tar balls, le palle catramose di petrolio). Di questi 328 sono in Louisiana, 108 in Mississippi, 67 in Alabama e 69 in Florida. In  visita nel golfo ieri è arrivato anche il Surgeon General Regina Benjamin, il capo operativo del ministero della Sanità americano, che ha  incontrato l comunità di residenti ed i lavoratori impiegati nei lavori per contenere il petrolio e discutere dei problemi di salute fisica e mentale  legata alla marea di petrolio. Segno che il governo è sempre più preoccupato per i casi di intossicamento e per l’aumento esponenziale dei  disturbi psichici, specie il post traumatic stress disorder e la depressione legata alla crescente disoccupazione nell’area.
 
Un colpo all’ambiente sardo PDF  | Stampa |
Domenica 11 Luglio 2010 22:03
La Regione «per razionalizzare la spesa» cancella la Conservatoria delle coste, ente deputato alla salvaguardia del patrimonio naturale e che dà lavoro a giovani sardi specializzati, che ora dicono no al taglio

Lo sbando del patrimonio naturalistico, ambientale e, ad un secondo livello di interesse, turistico ed economico, del sardegnanostro  aese è cosa ormai acclarata, tanto più dopo la svendita al miglior offerente inaugurata dal nuovissimo federalismo demaniale. Esistono però, in taluni casi, eccellenze organizzative e altamente specializzate, in grado, sul piano locale, di  garantire una salvaguardia giusta e coraggiosa di pezzi di Belpaese. La Conservatoria delle coste della Sardegna è una  di queste. Concepita con spirito innovatore su modelli internazionali, come l’inglese “National Trust” o il francese  “Conservatoire du Littoral”, svolge da ormai tre anni un importante ruolo di comple-tamento all’azione di protezione delle  aree costiere e agli strumenti già esistenti di pianificazione, programmazione e regolamentazione. Lo scopo ultimo è  quello di acquisire i territori più fragili e delicati e, dopo aver effettuato i lavori di ripristino ambientale e naturalistico,  gestire direttamente le aree o affidarle in gestione ad altri enti pubblici, associazioni o cooperative, affinché assicurino il  rispetto delle leggi e delle norme di riferimento stabilite.
 
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