Un nuovo Rinascimento per la Terra

Il salto di specie dei virus è legato alla rottura dell'equilibrio ambientale. Il mondo paga le contraddizioni e l'irresponsabilità di quelle classi politiche che ritengono che investire sulla conversione ecologica dell'economia sia superfluo

Si celebra la Giornata della Terra, che non sta bene, mentre i governi del mondo sono mobilitati per contrastare la diffusione della pandemia da Covid 19 che ha già provocato la morte di oltre 170.000 persone.

Dieci milioni sono invece le persone che ogni anno perdono la vita a causa delle malattie infettive e per il 92% questo accade soprattutto nei paesi del mondo più poveri del pianeta e di queste il 47% è provocato da malattie per cui non ci sono vaccini.  Il progresso tecnologico e la globalizzazione che avrebbero potuto consentire un utilizzo mondiale di terapie e vaccini insieme al miglioramento delle condizioni di vita di milioni di persone in diverse regioni del pianeta, non sono stati equi perché le diseguaglianze a partire dalla sicurezza sanitaria, sono ancora un problema in tutto il mondo.

Mentre leggiamo questo articolo, 52 milioni di minori sotto i 5 anni soffrono la fame a causa della carenza di cibo, mentre 155 milioni di una cronica malnutrizione. Povertà, guerre e cambiamenti climatici hanno provocato nel solo 2016 la fuga di 66 milioni di persone. E’ il cambiamento climatico che ha creato in questi mesi in Africa un’emergenza drammatica, come quella dell’invasione delle locuste provocata dall’effetto dei cicloni nella penisola arabica. Le locuste del deserto nel giro di un anno sono aumentate di oltre 8000 volte distruggendo tutto ciò che trovano sui terreni e portando alla fame oltre 25 milioni di persone.

Il cambiamento climatico, attraverso l’innalzamento delle temperature favorirà il trasferimento di patogeni, anche letali, come ad esempio le zanzare, da luoghi tropicali nelle aree dei cosiddetti paesi più ricchi come Europa o Stati Uniti, nessuno sarà immune: per l’Oms ogni anno nel mondo muoiono 1 milione di persone a causa delle punture di zanzare e altri insetti provocando dengue, chinkungunya, febbre del Nilo occidentale e malaria.

Lo spillover ovvero il salto di specie del virus tra animale e uomo ha un legame con la rottura dell’equilibrio ambientale. Alla fine degli anni 90 la massiccia deforestazione in Indonesia costrinse le volpi volanti a spostarsi per cercare cibo verso aree prossime ai villaggi dove vi erano allevamenti di maiali, questo portò il virus del Nipah a trasferirsi negli animali e poi nell’uomo, provocando mortali encefaliti.

Ogni anno l’agenzia europea per l’ambiente pubblica il rapporto sulla qualità dell’aria in Europa. Nel 2019 in Europa i decessi attribuibili all’inquinamento sono stati stimati in 412.000 mentre in Italia in 75.200.

Il danno economico, stimato dall’EEA, causato dall’inquinamento oscilla in Italia tra un dato minimo di 47  miliardi di euro l’anno sino ad un massimo di 142 mentre a livello europeo il danno stimato è di 330 miliardi sino ad un massimo di 940.

In 10 anni abbiamo perso in Italia a causa dell’inquinamento 750 mila vite umane con un danno economico minimo pari a 470 miliardi di euro.

Il cambiamento climatico tra il 2030 e il 2050, secondo l’Oms, sarà la causa di 250 mila vittime ogni anno, ma né l’emergenza smog e né il climate change sono percepiti come un pericolo imminente nella popolazione e nei decisori politici determinando un’irresponsabile immobilismo di molti governi del pianeta.

Con l’epidemia da Coronavirus c’è stata, giustamente, una mobilitazione globale dei governi con una grande esposizione mediatica, lo stesso non  accade per salvare la Terra e per affrontare le carestie che non garantiscono cibo per centinaia di milioni di persone.

Il mondo paga le contraddizioni e l’irresponsabilità di quelle classi politiche che ritengono che investire sulla sostenibilità e sulla conversione ecologica dell’economia sia superfluo.

In realtà superfluo e anche criminale è stato investire in 20 anni, dal 1998 al 2018, secondo i dati dell’istituto SIPRI , ben 32.000 miliardi di dollari in spese per armamenti mentre nel mondo i sistemi sanitari, la ricerca e la sicurezza sociale venivano ridotti ai minimi termini se non azzerati, la risorsa acqua continua ad essere dissipata e la biodiversità del pianeta distrutta a ritmi drammatici.

La pandemia ha messo in ginocchio le economie del mondo, difficile fare le prime stime sui danni, ma alcuni istituti finanziari hanno parlato di 3.000 miliardi di dollari ma è altamente probabile che sarà destinata ad aumentare. Nel 2006 Nicholas Stern, l’ex capo economista della Banca Mondiale, quantificava in cinque punti percentuali di Pil mondiale ogni anni, ovvero oltre 4.000 miliardi di dollari, il danno del cambiamento climatico sull’economia globale, mentre la prevenzione ovvero le politiche in difesa del clima sarebbero costate l’1% del Pil globale. Un saldo positivo che non solo farebbe risparmiare risorse ma consentirebbe di finanziare politiche che garantirebbero sicurezza sociale, sanitaria e ambientale. Dobbiamo comprendere quanto queste politiche siano fondamentali nel mondo per garantire anche la sicurezza economica e dei mercati finanziari e l’esperienza drammatica della pandemia lo dimostra.

Il rischio è che passata l’emergenza tutto torni come prima, aspettando di gestire la prossima e questo non possiamo permettercelo. Serve un nuovo Rinascimento e un’ampia alleanza globale d’intelligenze, sociale, delle imprese per raggiungere l’obiettivo di una conversione ecologica dell’economia che aiuti la ripresa che non può prescindere da una sua forza resiliente, da un forte servizio sanitario pubblico, da investimenti pubblici strategici, nei trasporti, nella digitalizzazione della pubblica amministrazione, nella banda larga e nelle politiche energetiche rinnovabili, mentre la nostra agricoltura dovrà essere sempre più glocal.

 

Angelo Bonelli, su Repubblica

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