Verdi e Pd possono governare “Insieme” contro la destra

L'articolo di Monica Frassoni uscito su Il Manifesto il 4 gennaio 2017
verdi italia

I verdi possono governare con il Pd, «insieme» contro la destra

Vorrei rispondere brevemente all’articolo «Tre cespugli artificiosi non fanno un Ulivo» di Franco Monaco pubblicato sul manifesto del 31 dicembre (buon anno a proposito).

I punti centrali mi sembrano tre e li condivido tutti; il primo è la non convincente proposta di Liberi e Uguali e il rischio di fare «regredire l’idea di una sinistra di governo a quella di una sinistra minoritaria».

Il secondo è la responsabilità di Renzi e i suoi di aver trasformato il Pd in un partito dove l’interesse generale non ha alcun valore e dunque nel quale è possibile che l’incaponimento nell’errore di pochi affondi tutti; e la debolezza della «coalizione» che si sta organizzando attorno al Pd.

Non sono però d’accordo sul fatto che «Insieme» non possa rappresentare «nulla» politicamente o elettoralmente. Ho condiviso con molti l’amarezza per il ritiro di Giuliano Pisapia, ma penso anche che il suo progetto rimanga necessario e che molti elettori lo sappiano bene.

Politicamente, e parlo della realtà che conosco meglio, la famiglia degli ecologisti europei esiste, «lotta insieme a noi» e in Italia raccoglie un interesse più ampio di quello che viene attribuito ai Verdi. Dal mio osservatorio brussellese vedo bene come l’assenza di una rappresentanza istituzionale ecologista in Italia faciliti scelte «fossili» e mantenga una concezione economica del tutto indifferente alla sostenibilità dei settori sui quali investire, vedi Industria 4.0 del Ministro Calenda.

Mi si dirà che in Liberi e Uguali questa scelta ecologista è stata fatta; vero, e questo è molto positivo perché mai fino ad ora la sinistra, pur se ancora preferisce concentrarsi su battaglie simboliche come l’art.18 e altre questioni identitarie, è stata cosi sensibile alle tematiche ecologiste.

Ma è anche vero che la prospettiva di Liberi e Uguali non è quella di battersi per il governo del paese hic et nunc ma di costruire nel tempo una forza di sinistra «vera» per rimpiazzare quella supposta «finta» rappresentata dal Pd di Renzi.

Cosa che personalmente ritengo molto meno impellente e rilevante che cercare di bloccare ora l’ascesa di una destra che, ripulita da media amici e dalla normalizzazione di atteggiamenti razzisti e legittimata addirittura da sponsor insospettabili come Eugenio Scalfari, in realtà riporterebbe l’Italia indietro di decenni e in ogni caso la renderebbe del tutto incapace di partecipare alla difficile partita che si sta giocando sul futuro della Ue.

Non mi pare ci siano dubbi che un’Italia alleata di Orban e Kacszynski avrebbe un effetto assolutamente devastante sul progetto europeo e su tutti noi.

Certo, è necessario poter avere lo spazio di valorizzare davvero la nostra proposta; ma è anche necessario che l’alleato Pd sia cosciente del valore prima di tutto politico e programmatico che questa lista può rappresentare. Cosa che purtroppo non pare molto allenato a fare.

Ricordo come un vero incubo la campagna elettorale del 2013, nella quale la coalizione per i «Beni comuni» non è mai davvero esistita e l’ossessiva rincorsa a Monti del Pd di Bersani si è tradotta in un ridimensionamento eccessivo delle tematiche più innovative del centro-sinistra di governo, cosa che ha avuto a mio parere un effetto negativo sul risultato elettorale. Un errore che sarebbe veramente poco intelligente ripetere.

Peraltro, anche io sono preoccupata della presenza in questa «coalizione» di una lista centrista davvero poco meritoria sul piano importantissimo dei diritti e eco-indifferente. Però penso anche che darsi già per vinti sia prematuro.

Se nelle prossime settimane «Insieme» riuscirà a mettere in piedi una lista e una proposta interessante e innovativa, spero che molti «ulivisti» o più semplicemente molti sinceri progressisti si convincano che, in questo momento, non ci sono molte alternative su quale lista scegliere.

Questo articolo è uscito su Il Manifesto

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