Migranti – OpenArms, quando la solidarietà diventa un reato

La vicenda del sequestro della nave spagnola Open Arms è ancora controversa, ma l'ipotesi di reato al momento sembra solo un muro alla solidarietà
Open Arms

“Ci chiediamo come sia possibile che, ancora una volta, vengano messi ostacoli e muri alla solidarietà. Un’altra accusa non comprovata ad Ong che salvano persone in balia delle acque e che andrebbero incontro a morte certa. Sembra che improvvisamente salvare vite umane in mare sia diventato un reato. Che fine ha fatto il rispetto del Diritto del Mare e delle convenzioni Onu?”. Cosi’ in una nota Luana Zanella e Gianluca Carrabs, coordinatori nazionali dei Verdi.
“A distanza di un anno – proseguono – lo stesso Procuratore continua ad infierire sulle Organizzazioni Non Governative che nel Mediterraneo svolgono un compito arduo: quello di aiutare persone in difficoltà e far sì che vengano garantiti loro i Diritti Umani. Non sono sufficienti i drammi della guerra, delle torture e lo sfruttamento che queste persone devono vivere nel loro Paese per concedere a degli esseri umani il diritto ad una vita dignitosa in un luogo di pace?”.
“Chiediamo che venga fermata questa macchina del fango nei confronti di chi, a rischio della propria incolumità, dedica la vita a salvare quella di altri esseri umani in pericolo”, concludono Zanella e Carrabs.

Sul caso interviene anche la Co-Presidente dei Verdi Europei Monica Frassoni che commenta: “Il caso della nave spagnola Open Arms sequestrata dal giudice Zuccaro, lo stesso che ha iniziato lo scorso anno il processo di criminalizzazione delle operazioni di soccorso delle ONG, sta emergendo come un’altra dimostrazione che non solo l’Italia, ma anche l’Unione europea sono sempre più ostili ai difensori dei diritti umani e che il diritto internazionale è un optional quando si tratta di questioni relative alla migrazione. Ieri la portavoce della Commissione europea, Natasha Bertaud, ha messo sullo stesso piano un “codice di condotta” molto controverso per le ONG il cui valore e contenuto legale è contestato e norme vincolanti ONU in particolare sul traffico di migranti e sul salvataggio in mare, quando ha affermato che ‘non solo il diritto internazionale ma anche il codice di condotta delle ONG deve essere rispettato’. Inoltre, nonostante la Open Arms abbia affermato di poter dimostrare che l’operazione di salvataggio è avvenuta a 74 km dalle coste libiche in acque internazionali e comunque su richiesta della Guardia costiera italiana, Bertaud ha continuato a dire che i fatti erano avvenuti in acque libiche”.

“Ciò significa – prosegue Frassoni –  che la Commissione europea appoggia l’idea senza fondamento che la Libia sia un rifugio sicuro per migranti e rifugiati e suggerisce che Open Arms avrebbe dovuto restituire i 218 migranti. Questo nonostante la Guardia costiera libica abbia minacciato con armi il personale della ONG,  nonostante sie assodato che le autorità libiche non sono in grado di garantire i diritti di migranti e richiedenti asilo ed è più che evidente che la situazione politica in Libia sia precaria. La Commissione europea non si può accontentare dei pochi progressi fatti con la pur positiva iniziativa dell’Unione africana e della UE che ha permesso di entrare in alcuni campi libici, per avvalorare l’idea che la Libia sia un paese ‘normale’. La criminalizzazione delle ONG e dei difensori dei diritti umani e l’offuscamento dei limiti di ciò che può essere fatto e di ciò che invece è inaccettabile e disumano, non è un modo per aumentare la popolarità e la legittimità dell’Unione europea davanti agli occhi dei suoi cittadini. Al contrario, rafforzerà solo quelle forze politiche estremiste che sono già al lavoro per distruggerla.”
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