Rinnovabili, Italia lontana dagli obiettivi Ue al 2030. Anche il Gse chiede un cambio di passo

Dal MISE tutto tace, e del Piano Energia e Clima che favorisca le energie rinnovabili non si capisce ancora in che direzione andrà. Ma dovrà essere approvato entro la...
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Efficienza energeticae rinnovabili sono le due   che il Gse inserisce nella strategia al 2030 e lancia il monito: nel 2017 l’Italia ha raggiunto il 18% circa di consumi energetici coperti grazie alle fonti pulite ed è quindi riuscita a superare l’obiettivo del 17% fissato dall’Europa al 2020, ma resta ancora molto da fare, soprattutto considerando gli obiettivi Ue al 2030. Rischiamo di non farcela se il governo non si impegnerà in maniera incisiva a favore delle energie pulite.

Di quel 18%, il 51% riguarda i consumi nel settore termico, il 44% il settore elettrico e il restante 5%trasporti. Sono dati diffusi dal GSE, che dichiara di voler lavorare e migliorare la propria organizzazione per raggiungere i nuovi obiettivi del Piano Energia e Clima. La promessa è quella di un”deciso cambio di passo, sia per l’efficienza energetica che per le rinnovabili anche in collaborazione con partner pubblici quali, ad esempio, l’ENEA“,come ha recentemente dichiarato dell’AD Roberto Moneta.

Ma negli ultimi 5 anni la crescita media annua è stata di 0,3 punti percentuali dei consumi energetici soddisfatti dalla produzione da rinnovabili favorita, in parte, anche da una diminuzione tendenziale dei consumi stessi per la congiuntura economica internazionale. Di questo passo al 2030 l’Italia raggiungerebbe un obiettivo del 22%, ben lontano dal 30% che si pone il Piano Energia e Clima.

Da un lato, il Gse invita quindi a puntare l’attenzione su energie pulite ed efficienza energetica, ma dall’altro non possiamo certo dimenticare che quel 30% è un obiettivo ancora troppo poco adeguato e il mondo ambientalista lo segnala da tempo. Si tratta infatti della percentuale inserita nella bozza del Piano che l’Italia entro fine anno presenterà all’Ue e di quel 30% ha parlato ufficialmente anche il sottosegretario allo sviluppo economico Davide Crippaspiegando che un 32% si tradurrebbe in “un gap di investimenti con una perdita di competitività rispetto ad altri paesi con obiettivi diversi”. Secondo il sottosegretario, mancherebbe lo spazio fisico per ospitare gli impianti e la transizione richiederebbe un’operazione di dialogo con le popolazioni interessate. E’questo il segnale che vogliamo dare all’Europa e al mondo?

L’Italia in questo modo non sarà tra i leader nella lotta contro i cambiamenti climatici – una lotta che dovrebbe essere presa sul serio, visto che le conseguenze sono ormai palesi anche nel nostro Paese – e inoltre questo governo non si pone in linea con la direttiva Ue sulle rinnovabili che fissava proprio al 32% (con clausola di revisione al 2023) la percentuale dei consumi energetici che dovrà essere coperta proprio grazie alle rinnovabili entro il 2030.

Dal MISE tutto tace, e del Piano Energia e Clima che favorisca le energie rinnovabili non si capisce ancora in che direzione andrà. Ma dovrà essere approvato entro la fine dell’anno.

Unico segnale di speranza, le parole del ministro dell’Ambiente Sergio Costa durante la Cop 24 di Katowice, che ribadisce l’impegno ad eliminare l’uso del carbone nel nostro Paese entro il 2025.

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