Pandemia figlia dello squilibrio ambientale. Ora costruiamo un ‘economia resiliente e sostenibile

Pandemia Covid 19 figlia dello squilibrio ambientale . Ora costruiamo un ‘economia resiliente e sostenibile.

Un patogeno che misura tra i 100-160 miliardesimi di metro, il Covid-19, ha messo in crisi anche i sistemi sanitari dei paesi più ricchi, l’economia e la finanza globale provocando una pandemia che ha evidenziato quanto le nazioni tecnologicamente più avanzate siano fragili, vulnerabili ed impreparate ad affrontare e prevenire eventi di questo tipo.
E’ la vulnerabilità il problema che la società contemporanea globale ha di fronte a sé e su questo i governi del pianeta, a partire da quello italiano, sono chiamati a dare una risposta perché siamo di fronte ad un bivio: avviare la ricostruzione dell’economia e del nostro sistema di sicurezza sociale ricominciando dalle identiche politiche pre-crisi o avviare un cambiamento radicale nelle politiche economiche, del lavoro, della sanità, della formazione, dell’università e della ricerca.
Non vi è alcun dubbio che dobbiamo seguire la strada del cambiamento perché l’emergenza da Coronavirus è figlia anche dello squilibrio ambientale, dell’urbanizzazione selvaggia, della perdita di biodiversità, della deforestazione, degli allevamenti intensivi e dello scorretto rapporto uomo animale che hanno favorito lo spillover ovvero il salto di specie del virus da animale verso l’uomo.
Il cambiamento climatico, attraverso l’innalzamento delle temperature favorirà il trasferimento di patogeni, anche letali, come ad esempio le zanzare da luoghi tropicali nelle aree dei cosiddetti paesi più ricchi come Europa o Stati Uniti, nessuno sarà immune: per l’Oms ogni anno nel mondo muoiono 1 milione di persone a causa delle punture di zanzare e altri insetti provocando dengue, chinkungunya, febbre del Nilo occidentale e malaria
Alla fine degli anni 90 le foreste pluviali dell’Indonesia bruciavano per far posto alle piantagioni di olio di palma, in questo paese il 75% delle foreste sono state distrutte. Con questo processo di deforestazione massiccio molti alberi da frutto furono abbattuti e altri non produssero più frutti e questo costrinse le volpi volanti, (Pteropus vampyrus Linnaeus ) a spostarsi per cercare cibo verso aree prossime ai villaggi dove vi erano allevamenti di maiali.
I maiali dopo poco tempo si ammalarono probabilmente per aver mangiato i frutti caduti in terra morsi dalle volpi volanti. La stessa malattia colpì anche chi allevava i maiali e 265 persone svilupparono una grave infiammazione al cervello provocandone il decesso di 105 . Era il primo episodio di contaminazione da virus Nipah sugli esseri umani, che da allora si è sviluppato a ondate cicliche nel sud-est asiatico.
Questa è solo una delle tante malattie infettive che colpiscono gli animali selvatici che hanno fatto il salto di specie in aree colpite da un’intensa deforestazione.
Molti studi scientifici hanno dimostrato che la deforestazione crea le condizioni per cui molti patogeni, come il virus Nipah o il virus Lassa e i parassiti che causano la malaria e la malattia di Lyme, possano infettare l’uomo.
Attraverso i dati satellitari ed epidemiologici pubblicati in un articolo dalla rivista Proceedings of the National Academy of Sciencies, firmato da MacDonald e Erin Mordecai della Stanford University si è dimostrato come la deforestazione incida sulla trasmissione della malaria in Amazzonia.
Gli scienziati, hanno stimato che tra il 2013 e il 2015 un incremento della perdita di foresta del 10% l’anno abbia incrementato del 3% i casi di malaria.
Pochi giorni fa il partito di Giorgia Meloni ha proposto di bloccare il piano sull’economia verde dell’Europa per destinare le risorse alla crisi economica provocata dalla pandemia Covid-19. Una proposta irresponsabile perché è esattamente la via opposta di quello che si deve fare per costruire un’economia resiliente in grado di prevenire e dare una risposta a eventi traumatici che non sono solo rappresentati dai rischi di pandemie, ma anche dalle conseguenze degli impatti del cambiamento climatico: ad esempio pensiamo alle migliaia di anziani deceduti l’estate scorsa in Europa per le ondate di calore provocate dalle elevate temperature.
Paghiamo le contraddizioni e la superficialità di una classe politica che ritiene che investire sulla sostenibilità economica sia superfluo. In realtà superfluo e criminale è stato investire in 20 anni, dal 1998 al 2018, secondo i dati dell’istituto SIPRI , ben 32.000 miliardi di dollari in spese per armamenti mentre nel mondo i sistemi sanitari e la sicurezza sociale venivano ridotti ai minimi termini se non azzerati, superfluo e criminale è dissipare la risorsa acqua e consumare suolo al ritmo di 2 mq di cemento al secondo.
Oggi scopriamo che non c’è economia che possa prescindere dalla sicurezza sanitaria e sociale. Per costruire il dopo emergenza Covid-19 dobbiamo salvare da rischio fallimento decine di migliaia di imprese e sostenere le famiglie economicamente più deboli ed in questo passaggio delicato e drammatico sono fondamentali gli eurobond e l’assunzione di maggiore responsabilità da parte dell’Europa. Contestualmente dobbiamo pianificare il dopo investendo nella sanità pubblica, nella ricerca, formazione, scuola, università e puntare nella conversione ecologica dei modelli produttivi per rilanciare nel nostro paese migliaia di piccole e medie imprese. I prossimi appuntamenti Onu su cambiamento climatico, IPCC, saranno fondamentali se i governi comprenderanno l’urgenza di dare una risposta in tema di tutela della biodiversità, stop alla deforestazione e di politiche energetiche 100% rinnovabili, con un’agricoltura sempre più glocal e allevamenti sempre meno intensivi. Il rischio è che, passata l’emergenza, tutto torni come prima, aspettando di gestire la prossima, ma questo non possiamo permettercelo e dobbiamo lavorare per costruire la più ampia alleanza civica, sociale e politica per raggiungere questi obiettivi.

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