2,2 milioni di posti di lavoro in 5 anni dalla Green Economy [Ecomondo]

Che la Green Economy fosse una via per arginare il problema sempre crescente della disoccupazione non è certo una novità, ma alla fiera Ecomondo, in corso in questi giorni a Rimini, sono stati presentati dei dati che ancora di più confermano quanto già sapevamo, in particolare proprio nel settore lavoro
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Che la Green Economy fosse una via per arginare il problema sempre crescente della disoccupazione non è certo una novità, ma alla fiera Ecomondo, in corso in questi giorni a Rimini, sono stati presentati dei dati che ancora di più confermano quanto già sapevamo, in particolare proprio nel settore lavoro.

Dallo studio presentato ad Ecomondo si legge che sulla base di 10 misure da adottare, in 5 anni si possono creare 2,2 milioni di nuovi posti di lavoro ed una boccata di ossigeno per l’economia del nostro Paese. Raddoppiare le fonti rinnovabili, riqualificare gli edifici pubblici e privati, conseguire i nuovi obiettivi europei di riciclo dei rifiuti, realizzare un programma di rigenerazione urbana, raddoppiare gli investimenti nell’eco-innovazione, promuovere misure per la mobilità urbana sostenibile e per l’agricoltura ecologica e di qualità, riqualificare il sistema idrico nazionale, rafforzare la prevenzione del rischio idrogeologico fino al completamento delle bonifiche dei siti contaminati. Questi i 10 obiettivi contenuti nella Relazione sullo stato della green economy del 2018, il documento introduttivo degli Stati generali della green economy, la due giorni verde organizzata dal Consiglio nazionale della green economy presso Ecomondo.

Da questo studio leggiamo che: “L’insieme di queste misure, che richiederebbero in media tra 7 e 8 miliardi di euro di investimenti pubblici annui per i prossimi 5 anni, attiverebbe 21,4 miliardi di euro di investimenti privati annui, generando un valore di produzione di 74 miliardi e in media 440 mila nuovi posti di lavoro green ogni anno che, tenendo conto dell’indotto, arriverebbero a oltre 660 mila”.

Per quanto riguarda l’impatto occupazionale, i settori a più alto coefficiente, considerando i 5 anni, sono:

  • le fonti rinnovabili con il 32% totale degli occupati (circa 702 mila posti di lavoro diretti e indiretti)
  • l’agricoltura biologica e di qualita’ (il 18%, circa 393 mila posti di lavoro diretti)
  • la rigenerazione urbana (12%, circa 255 mila posti di lavoro)
  • l’efficientamento degli edifici (9%, oltre 197 mila occupati)
  • la riqualificazione del sistema idrico (8%, circa 178 mila posti)
  • la bonifica dei siti contaminati (5%, circa 117 mila posti di lavoro)
  • il settore rifiuti incentrato sul passaggio dall’economia lineare a quella circolare con il 5% degli occupati
  • la mobilità sostenibile e l’eco-innovazione entrambe con il 2%
  • la prevenzione del rischio idrogeologico con lo 0,7 per cento

Ancora una volta vediamo dei numeri di posti di lavoro creati che vanno in controtendenza rispetto alle notizie che sentiamo periodicamente sull’occupazione. E’ il momento di avviare la Transizione Ecologica, per il territorio e per l’economia, se non ora.. quando?

Ecco il rapporto completo.

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