Siccità: 2,8 milioni di metri cubi di acqua persi al giorno

Tutto questo accade a fronte di una desertificazione che avanza inesorabilmente nel nostro paese. Infatti i dati dell'UNCCD parlano di Italia a rischio desertificazione
Siccità

Sperpero di denaro pubblico senza affrontare il problema della siccità

In queste ore tutti gli italiani possono constatare sulla propria pelle come il tema dei cambiamenti climatici e della siccità sia fortemente sottovalutato dalla politica italiana, dal Governo e dalle Regioni che, quando si muovono, affrontano il problema solo con interventi emergenziali che non risolvono ma, anzi, sono solo uno sperpero di denaro pubblico.
I dati invece sono drammatici: 2,8 milioni di metri cubi di acqua potabile che si perdono quotidianamente a causa principalmente della fatiscenza di acquedotti che, sommati, portano all’incredibile somma di oltre 1 miliardo di metri cubi all’anno dispersi. E le Regioni e il Governo, invece di programmare investimenti per rimodernare rete idrica e acquedotti continuano ad intervenire solo quando non si può fare nulla per salvaguardare un bene prezioso come l’acqua che, proprio per questo, deve rimanere bene comune non sottoposto a nessuna privatizzazione.”

Italia a rischio desertificazione

Tutto questo accade a fronte di una desertificazione che avanza inesorabilmente nel nostro paese. Infatti i dati dell’UNCCD, la Convenzione delle Nazioni Unite Contro la Desertificazione, parlano di aree a rischio desertificazione per il 70% dell’estensione della regione in Sicilia, del 57% in Puglia, 58% in Molise, 55% in Basilicata. E anche il resto dell’Italia non se la passa bene con percentuali di rischio che per Sardegna, Marche, Emilia Romagna, Umbria, Abruzzo e Campania variano dal 30 al 50%.”
Alla luce di tutto questo è necessaria una svolta urgente nelle politiche ambientali ed economiche del nostro paese. Scelte che, nonostante i cambiamenti climatici, tardano a venire perché la politica è impegnata in altro piuttosto che risolvere i bisogni e le urgenze dei cittadini. Ma è necessario interviene strutturalmente e urgentemente, per non correre il rischio che gli italiani del sud siano i migranti climatici del futuro.

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